di Iacopo Barison

 

Alle 14:47 di lunedì 26 novembre, il lander InSight di proprietà della NASA ha raggiunto l’atmosfera di Marte, a circa 125 chilometri dalla superficie del Pianeta Rosso, viaggiando a una velocità di circa 5,5 chilometri al secondo. Tre minuti e mezzo dopo l'ingresso nell'atmosfera, il veicolo spaziale ha continuato a sfrecciare verso il suolo, cercando il terreno con un radar specifico, fino a raggiungerlo. È andato tutto per il meglio, fortunatamente, ma questo per la NASA era l’ottavo tentativo nel giro di una settimana. È evidente che atterrare su Marte è una delle sfide ingegneristiche più difficili in assoluto, ma forse non tutti sanno perché.

La difficoltà principale, che rende uno sbarco sul Pianeta Rosso molto più complesso rispetto a un atterraggio, ad esempio, sulla Luna o sulla Terra, è costituita dal ritardo nelle comunicazioni. Marte, infatti, è troppo distante dal nostro pianeta per consentire a un essere umano di monitorare in diretta l’operazione. Il tempo che impiega un segnale per viaggiare da Marte alla Terra, e viceversa, non è mai inferiore ai nove minuti, e di solito è molto più lungo, perciò quando riceveremo il segnale che l’InSight ha raggiunto l’atmosfera marziana, probabilmente sarà già atterrato, oppure avrà fallito nel suo tentativo.

Un problema secondario, ma da non sottovalutare, è rappresentato invece dall’atmosfera del Pianeta Rosso. Sulla Luna, dove non c’è aria, per l’atterraggio non sono necessari scudi termici. Su Marte, invece, senza questo tipo di tecnologia, l’InSight prenderebbe fuoco molto rapidamente. E quando gli scudi non funzionano a dovere, come è capitato in due degli otto tentativi effettuati dalla NASA, la sonda è destinata a incendiarsi.

Insomma, se il futuro della razza umana coinciderà con la colonizzazione di Marte, l’obiettivo sembra (ancora) molto distante. Basti pensare alla ridotta percentuale di atterraggi riusciti. Prima di InSight, la Nasa era riuscita ad arrivare sul Pianeta Rosso solo altre sette volte. Un dato sconfortante, rispetto al numero di tentativi. Eppure l’agenzia spaziale continua a provarci, e a lavorare per farlo nel migliore dei modi, ossia riducendo i rischi, proprio perché il futuro diventi finalmente presente.