di Iacopo Barison

 

Chi non vorrebbe viaggiare nel tempo?

Tutti, per un motivo o per l’altro, eppure la scienza non è ancora riuscita a renderlo possibile. Uno studio recente, però, permetterà alle persone di sentirsi, almeno per un momento, realmente in viaggio nel tempo. Ciò grazie alle illusioni ottiche appena create dal California Institute of Technology. Quest’ultime, che prevedono ronzii e luci lampeggianti, dimostrano che un nuovo stimolo può cambiare in modo radicale la percezione di uno stimolo avvenuto anche solo un secondo prima. Tale fenomeno è noto come “postdizione” e si verifica quando un input futuro influenza la maniera in cui vediamo il passato.

"Le illusioni sono una finestra davvero interessante sul cervello umano. Grazie ad esse, possiamo studiare i processi che avvengono al suo interno" afferma Noelle Stiles, ricercatrice in Ingegneria biologica presso il California Institute of Technology.

Mentre lavoravano alle illusioni, i ricercatori sapevano che, per ingannare il cervello, gli stimoli dovevano verificarsi quasi simultaneamente, a meno di 200 millisecondi, ossia un quinto di secondo. Il cervello, hanno scoperto, avrebbe cercato di dare un senso a una raffica di lampi usando proprio la postdizione.

Nella prima illusione – chiamata il Coniglio Illusorio – i ricercatori hanno realizzato un video diviso in tre parti: un segnale acustico e un flash sul lato sinistro dello schermo, seguito da un altro semplice segnale sonoro, per chiudere con un altro bip e un lampo sul lato destro dello schermo. Solo 58 millisecondi separavano ogni parte del video. Tuttavia, seppur ci fossero soltanto due lampi, la maggior parte delle persone ne percepiva tre. Il secondo segnale acustico non lampeggiava, ma la gente tendeva comunque a vedere un lampo, utilizzando l’elaborazione postdittiva per riempire il vuoto.

La seconda illusione, invece, è soprannominata Coniglio Invisibile. In questa illusione, tre luci lampeggiavano su uno schermo: prima a sinistra, poi a metà e infine a destra, con segnali acustici sul primo e terzo flash. Tuttavia, la maggior parte delle persone non vedeva il secondo flash, semplicemente perché non aveva un suono ad accompagnarlo.

"La postdizione può sembrare misteriosa”, conclude Noelle Stiles, “eppure non lo è. Gli esperimenti dimostrano che il suono può influire sulla visione, non viceversa, e in questo modo si verifica un’elaborazione neurale dello spazio e del tempo”. Proprio come tornare nel passato, verrebbe da aggiungere, anche solo per un secondo!