di Chiara Calpini


Cosa mangeremo nel 2050 quando la popolazione mondiale supererà la quota di 9 miliardi di cui l’80% concentrati nelle grandi città? A questa domanda cerca di rispondere la vertical farming, ovvero la coltivazione fuori suolo in ambienti chiusi e controllati. Le fattorie verticali sono le serre del futuro: ambienti avveniristici, situati in capannoni o container in città, dove l’insalatina viene coltivata in strutture multipiano, senza terra, illuminata da led multicolore e costantemente controllata per raggiungere i livelli ottimali di crescita. 

Questo tipo di tecnica di coltivazione permette di avere più raccolti durante l’anno con un risparmio di risorse idriche del 95%, oltre a numerosi benefici per l’ecosistema.

Per rispondere alla domanda di cibo è necessario affrontare sfide precise come quelle del cambiamento climatico, dell’inquinamento, del prosciugamento delle risorse idriche e dell’impoverimento del suolo. Non solo: i mutevoli assetti politici dei Paesi rendono sempre più difficile e onerosa l’esportazione dei prodotti agricoli, mentre i consumatori sono più inclini a consumare prodotti a km zero, seminati e coltivati senza pesticidi il più vicino possibile a casa. Tutte esigenze che l’agricoltura 4.0 vuole soddisfare. 

La prima idea di fattoria verticale, così come la conosciamo, nasce da un’intuizione di Dixon Despommier, professoredi Salute Ambientale e Microbiologia alla Columbia University. Nel 2000 il docente aveva sollecitato la sua classe a ideare un progetto con l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno degli abitanti di Manhattan (circa 2 milioni di persone) utilizzando solo cinque ettari di giardini pensili. Ma con la coltivazione sui tetti si riusciva ad alimentare solo il 2% della popolazione. Fu allora che Despommier suggerì l’uovo di colombo: e se invece di coltivare una sola superficie si potesse lavorare in verticale su più piani e in ambienti chiusi e senza terra? Nel 2001 il primo prototipo di fattoria verticale veniva realizzato secondo la sua visione: “Ogni piano avrà i propri sistemi di monitoraggio dell'acqua e dei nutrienti. Sarà possibile monitorare le malattie delle piante e addirittura si potranno cogliere i frutti all’apice della loro maturazione, utilizzando tecnologie già esistenti. Per realizzare una fattoria verticale non dobbiamo fare nulla di nuovo”.

I costi relativi agli impianti sono ancora alti ma secondo Kimbal Musk, fratello del più famoso Elon e fondatore di Square Roots, una compagnia di urban farmingche produce verdura in container a Brooklyn, si tratta di un business che ha le stesse potenzialità di Internet agli albori. A Newark, nel New Jersey è operante la più grande fattoria verticale al mondo: ricavata in un edificio abbandonato, AeroFarms nei suoi 21 km quadrati è in grado di realizzare una produzione 390 volte superiore rispetto a quella tradizionale e con un risparmio di acqua vicino al 100%, grazie alla tecnica aeroponica (coltivare indoor con l'aiuto dell'aria)che non impiega alcun tipo di substrato, né altri aggregati di sostegno. Le piante sopravvivono e prosperano grazie a un sistema che potenzia l’aerazione delle radici e nebulizza le sostanze nutritive. Ciascun impianto produce dai 22 e ai 30 raccolti l’anno senza interruzione. Ma il record sarà presto strappato da Dubai, dove a novembre verrà inaugurato il cantiere per un impianto ancora più ampio, frutto di una joint venture tra la compagnia Crop One - che si occupa di coltivazioni verticali - e Emirates Flight Catering che rifornisce il sistema aeroportuale degli Emirati Arabi.

L’Olanda, però, è la mecca tecnologica per l’innovazione agricola. Philips ha inaugurato uno dei più grandi impianti di ricerca al mondo presso l'High Tech Campus di Eindhoven. Il GrowWise City Farming Center sviluppa nuove tecnologie e tecniche per la coltivazione di cibo destinato agli abitanti delle città, a km zero, disponibile tutto l'anno e indipendentemente dal clima. In 234 metri quadrati di celle ad alta tecnologia, i ricercatori coltivano con la tecnica idroponica rastrelliere multi-livello di insalate, piante aromatiche e fragole, perfezionando i tipi di luce che incoraggiano una crescita più rapida, le dimensioni più vantaggiose e la maggiore resa. Sui soffitti centinaia di lampadine al led di diversi colori, dal blu al rosso, dal bianco al violaceo, ricreano lo spettro della luce solare, che va dai raggi ultravioletti a quelli infrarossi. Con un solo metro quadro di superficie si ricavano, ad esempio, 900 vasi di basilico all'anno. 

Anche in Italia succedono cose interessanti. Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), ad esempio, ha realizzato BoxXLand,il primo prototipo di fattoria verticale idroponica mobile. Si tratta del classico container per trasporti che all’interno dei suoi 63 metri quadrati cela un sistema di gestione computerizzato per controllare luce, temperatura, umidità e concentrazione di CO2 per avere la massima resa nella coltivazione. Il container-serra non solo è facilmente trasportabile ma può essere impilato su altre unità per ampliare le dimensioni del progetto finale. A Milano, invece, è attivo un laboratorio di ricerca e innovazione sul vertical farming ad opera di Travaglini Spa in collaborazione con Philips Lighting, che ha l’obiettivo 

di aprire entro il 2019 una delle più grandi vertical farm al mondo e di fare del capoluogo lombardo una delle capitali dell’agricoltura verticale.