di Jacopo Cirillo

 

Iniziamo con le brutte notizie. Un recente studio pubblicato su Nature mostra come lo scioglimento dei ghiacci in Antartide sia cresciuto stabilmente negli ultimi venticinque anni, innalzando il livello globale dei mari di 7,6 millimetri. Nello specifico, tra il 2012 e il 2017 il continente ha perso 219 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno. Andrew Shepherd, professore all’Università di Leeds, spiega che “da molto tempo sospettavamo che i cambiamenti climatici terrestri avrebbero avuto effetti negativi sulle calotte polari e, grazie ai satelliti che abbiamo messo in orbita, possiamo tracciare lo scioglimento dei ghiacci con grande efficienza”. Effettivamente, l’Antartide è composta da abbastanza ghiaccio da alzare il livello dei mari di 58 metri, nel caso di scioglimento totale; conoscere nel dettaglio quanto ghiaccio si sta effettivamente sciogliendo è la chiave per capire l’impatto reale dei cambiamenti climatici nel futuro.

Il problema è reale e pressante; per fortuna fanno capolino anche delle belle notizie che, nel nostro caso, provengono dallo studio di una giovane ricercatrice italiana del DTU, il National Space Institute dell’università danese, Valentina Roberta Barletta. La ricerca, appena pubblicata su Science, ha mostrato come il letto di roccia sotto la calotta antartica stia crescendo molto più rapidamente di quanto si pensava, con un effetto decisamente positivo: l’incremento della stabilità dello strato di ghiaccio per contrastare il possibile collasso dovuto al suo scioglimento.

La dinamica portata alla luce dallo studio di Barletta è sorprendente. In pratica, quando il ghiaccio si scioglie e diventa più sottile, la terra si adatta e cresce verso l’alto di alcuni millimetri, più o meno corrispondenti alla quantità di ghiaccio perso. Simile ai materassi memory foam, spiega la ricercatrice, e con una memoria molto lunga visto che il letto roccioso sotto la Scandinavia sta ancora crescendo di 10 millimetri all’anno a causa dell’ultima Era Glaciale (più di ventimila anni fa). È come se la Terra conservasse la memoria del ghiaccio perso nel passato e si adoperasse per risistemare le cose. Gli scienziati chiamano questo fenomeno Aggiustamento Glaciale Isostatico e la velocità di autolivellamento terrestre dipende dallo spessore e dalle proprietà del mantello terrestre, 2.900 km di cuscinetto tra la crosta e il nucleo del nostro pianeta. Questo accade perché il mantello è molto più fluido (dunque con una bassa viscosità) di quanto ci aspettassimo, e dunque molto malleabile.

Le implicazioni positive di questa scoperta riguardano, anche se controintuitivamente, soprattutto l’Europa Settentrionale. L’insenatura del mare di Amundsen (ASE), nella parte ovest dell’Antartide, contribuisce al 25% di tutta l’acqua mondiale derivante dallo scioglimento dei ghiacciai; questo significa che, in un anno, l’ASE produce abbastanza acqua da coprire un’area di quarantatremila chilometri quadrati – praticamente l’intera Danimarca, innalzandosi di circa 41 millimetri ogni anno. Tuttavia, nonostante la distanza geografica, gli effetti principali si riscontrano appunto nell’Europa Settentrionale a causa di una complessa combinazione di effetti gravitazionali del nostro pianeta, mentre, al contrario, il ghiaccio sciolto in Groenlandia innalza il livello delle acque nell’emisfero sud del mondo.

Le notizie paiono rassicuranti, ma è importante attenersi ai moniti dei ricercatori e degli scienziati che lavorano a questo progetto: se il riscaldamento globale continuerà a peggiorare, lo strato di ghiaccio antartico finirà comunque tragicamente per collassare, nonostante i tentativi di stabilizzazione naturali del nostro pianeta.