di Francesco Musolino

 

Abbiamo sempre saputo che un’immagine vale più di mille parole. Nel nostro caso, questo assunto assume ancora più veridicità. Difatti, appare chiaro che l’imaging arriverà a un livello di perfezionamento tecnologico tale da rivoluzionare per sempre la diagnostica medica.

Oggi l’imaging, la tecnica della creazione di immagini basata sull’impiego di molecole che producono segnali nell’ambito delle frequenze della luce visibile o dell’infrarosso, è già impiegata con profitto in campo medico e nello sviluppo di farmaci. Secondo le previsioni di Knut Conradsen, professore emerito della Technical University of Denmark – le applicazioni future saranno ancor più fruttuose, per esempio nel controllo qualità “grazie alla capacità di poter scrutare la componentistica dei materiali migliorandone l’utilizzo e di ricostruire i processi interni all’organismo”.

Quello per le immagini è un amore che affonda le sue radici fin dalla comparsa dell’uomo sulla Terra. Il ricorso alle immagini per comunicare con gli altri o semplicemente per cercare di comprendere il mondo circostante è documentato già dalle pitture parietali delle grotte di Lascaut risalenti a oltre 20 mila anni fa e scoperte nel 1940. Oggi continuiamo ad esprimerci soprattutto attraverso le immagini anche se mutuate attraverso la tecnologia che ha moltiplicato all’infinito le possibilità di manipolazione e diffusione dei contenuti. Del resto la vista può considerarsi il “senso principe”, quello che ha sempre avuto un ruolo cruciale per l’essere umano: dal mito della caverna di Platone alla realtà virtuale odierna, tutto passa attraverso la pupilla, specchio della nostra anima.

La tecnica dell’imaging ha subito evoluzioni repentine nel corso degli anni: oltre a informazioni morfo-strutturali, la tecnica potrà fornire dati funzionali. Ciò significa che, oltre a costituire strumento efficace nell’approccio diagnostico iniziale, fornirà, in maniera sempre più accurata, dati sulla visualizzazione e misurazione di processi biologici a livello cellulare e molecolare degli esseri viventi.

“Sviluppare il processo di imaging è ancora molto costoso”, afferma Conradsen “poiché è necessario elaborare enormi quantità di dati grazie ad una approfondita conoscenza matematica per sviluppare sia gli algoritmi che l’intelligenza artificiale”. Si può ipotizzare però che le ricerche nel campo dell’imaging continueranno ad evolversi, poiché - ormai -ritenuta necessaria nel miglioramento della diagnostica, per la comprensione dei processi dell'organismo umano e per lo sviluppo di farmaci più mirati.

I progressi derivanti dall’implementazione dell’imaging saranno numerosi e riguarderanno ambiti diversi da quello strettamente medico. Per esempio nell’automotive si potrà applicare ai veicoli a guida autonoma che dipendono dalla tecnologia del riconoscimento di immagini, anche con l’obiettivo di identificare le reali distanze fra gli oggetti sul manto stradale. E ancora, nel settore agricolo, l'imaging potrà essere utilizzato per una “agricoltura di precisione”, con l’obiettivo di identificare piante malate o erbe infestanti da trattare, scongiurando il rischio di un intervento generalizzato che aumenterebbe la quantità di pesticidi utilizzati. Un simile utilizzo potrebbe essere possibile anche per gli allevamenti ittici, in cui le telecamere di imaging subacqueo sarebbero in grado di monitorare i pesci e identificare le malattie sulla base di modelli di movimento alterati o di macchie sulle squame.