di Arianna Perrone
 

Le storie sono di casa nella città natale di Bulgakov. Un tempo snodo commerciale tra la così detta Città D'oro – Costantinopoli – e il nord-est europeo, la capitale ucraina vanta un numero non esiguo di chiese dal fascino fiabesco.  Una di queste, monumento simbolo per eccellenza, è Santa Sofia, la cui Santa Sapienza attribuita a Dio è racchiusa, a partire dal nome.

Punto di congiunzione tra le tradizioni religiose di Oriente e Occidente, la cattedrale nasce nel 1036 nel luogo di sconfitta dei Peceneghi, tribù che all'epoca soleva terrorizzare i cittadini di Kiev. Fu il gran principe Jaroslav – figlio di quel Vladimir Svjatoslavic che rese l'Ucraina uno degli stati più potenti d'Europa – a volerne la costruzione, su emulazione dello splendore delle chiese bizantine. Provate a immaginarla: Santa Sofia è un'enorme cattedrale a cinque navate, sormontata da ben tredici cupole che variano dal verde intenso all'oro.

Al suo interno si aprono ampie gallerie, affreschi e mosaici che sembrano abbracciare l'interno della chiesa al punto da catalizzare l’attenzione di chi assisteva alle liturgie. Ma ciò che di recente ha carpito l'attenzione dei ricercatori sono alcuni tra i trecento graffiti scoperti sui muri della cattedrale.

Da una giovane donna disperata, la quale spera di attirare a sé le attenzioni di un pretendente, alle condanne di schiavi e ladri, per arrivare a graziosi disegni di gatti. Chi sarà la figura rappresentata? Cosa simboleggeranno quei gatti? Saranno storie legate all'Oriente o all'Occidente, quelle che attraversano Santa Sofia?

Su questi racconti riportati non solo da disegni ma anche da vere e proprie scritte sui muri, si stanno soffermando i ricercatori della National Technical University dell'Ucraina e della School of Information Science and Technology dell'Università di Huizhou. Essi hanno creato un modello di apprendimento automatico che rileva, isola e classifica le lettere antiche disseminate sulla pietra dei muri di Santa Sofia.

L'Intelligenza Artificiale ha decriptato le scritte a partire da un database con oltre 4.000 immagini di 34 glifi, o simboli geroglifici, che si trovano comunemente negli alfabeti glagolitico - il più antico alfabeto slavo conosciuto - e cirillico. Secondo le ricerche, i circa 7000 glifi che adornano Santa Sofia derivano da entrambi gli alfabeti, sebbene le scritte specifiche varino a seconda dello stile, della disposizione e del layout.

Inoltre, grazie a questo database noto come MNIST e composto da un gran numero di immagini delle lettere, in tutti i font, gli scienziati hanno potuto “addestrare” la rete neurale convoluzionale dell'IA, sistema che permette di riconoscere immagini e video e di elaborare il linguaggio.

Il risultato? Una precisione del 99%, che ha permesso di isolare i caratteri da entrambi i set di dati. Andando avanti, i ricercatori sperano di perfezionare il modello permettendogli di individuare aspetti come data, lingua, paternità, genuinità e significato dei graffiti.

Per adesso uno dei segni più singolari ritrovati sembra essere un annuncio della morte di Jaroslav. Altri graffiti, poi, si concentrano su soggetti meno noti, come una donna di nome Olena, che prega per conquistare il suo amato, o come un cittadino di Kiev che invece lancia maledizioni a un collega: "Kozma è un ladro. Carne rubata. Che le tue gambe si pieghino. Amen."

Queste incisioni secolari offrono una finestra su un mondo medievale pieno, come oggi, di amori non corrisposti, di litigi mondani e omaggi agli animali.

È interessante scoprire che così come Kiev è stata sempre attraversata dal Dnepr e dai popoli dell'Oriente e dell'Occidente, anche una delle sue chiese simbolo, Santa Sofia, è stata testimone di una serie di vicende che solo oggi iniziano ad essere note.