di Jacopo Cirillo

 

Le Sturmtruppensono un celebre e amatissimo fumetto italiano ideato e disegnato da Bonvi, fumettista modenese, dal 1968 fino al 1995, anno della sua prematura morte. Ambientato al fronte dal punto di vista delle truppe tedesche, l’opera di Bonvi raffigura in maniera satirica la Seconda Guerra Mondiale, raccontando le situazioni, spesso assurde e surreali, dei ranghi più bassi dell’esercito. I personaggi delle Sturmtruppen, nella loro parossistica stupidità, hanno sempre avuto problemi nel distinguere gli alleati dai nemici, dinamica sublimata in una delle tavole più rappresentative dell’autore bolognese in cui due sentinelle, dopo aver udito un rumore sospetto nel buio, apostrofano la possibile minaccia con la famosa frase: “Alt! Chi va là? Amici o nemici?”, per sentirsi rispondere: “Semplici conoscenti!”. 

Nonostante i sanguinosi conflitti mondiali siano ormai sepolti nel nostro immaginario collettivo, il dubbio amletico del riconoscere le vere intenzioni di un possibile interlocutore rimane un tema sempre attuale che, ultimamente, negli Stati Uniti si declina anche all’interno di un dibattito tra il Pentagono e gli scienziati di tutto il Paese. Per riassumere la questione in una domanda: una task force di insetti portatori di virus geneticamente modificati possono salvare l’agricoltura americana o rappresentano al contrario un’arma biologica senza precedenti?

Tutto il ragionamento prende le mosse da una controversa ricerca del Pentagono, un progetto chiamato Insect Allies, insetti alleati. La DARPA, infatti, sta portando avanti complesse ricerche scientifiche per usare tecniche di manipolazione genetica e infettare gli insetti con particolari virus che dovrebbero migliorare la resistenza delle coltivazioni. Se, per esempio, un campo di grano viene colpito da una siccità inaspettata o da un agente patogeno, gli insetti alleati potrebbero trasferire un virus progettato proprio per rallentare il tasso di crescita del raccolto. Queste terapie mirate, come vengono chiamate dalla DARPA, aiuteranno il sistema agricolo americano a mettersi al sicuro da possibili minacce esterne, naturali o artificiali. 

Com’è facile immaginare, la comunità scientifica è molto scettica a riguardo. In una lettera pubblicata il 5 ottobre scorso su Science, un gruppo di cinque scienziati ha esposto le proprie preoccupazioni per un possibile utilizzo deviato degli insetti infetti o, comunque, per la percezione esterna negativa riguardo a questo tipo di esperimenti. A tal proposito, Silja Voeneky, co-autrice della lettera eprofessoressa di diritto internazionale presso l'Università di Friburgo in Germania, si chiede: “Perché hanno deciso di usare insetti? Perché non hanno pensato a sistemi di irrigazione o diffusione a spruzzo?”. Com’è altrettanto facile immaginare, il Pentagono la pensa diversamente. Il capo progetto Blake Bextine ha dichiarato: “Ogni volta che si sviluppa una tecnologia rivoluzionaria, esiste sempre un potenziale rischio riguardo al suo utilizzo offensivo e non solo difensivo, ma questo non è ciò che stiamo facendo. Semplicemente noi vogliamo garantire agli americani la maggiore sicurezza possibile sul cibo e sulle coltivazioni”. 

Il progetto Insects Alliesnon è ancora ultimato – siamo solo alle fasi iniziali delle sperimentazioni – ma, sempre secondo Bextine, i primi risultati sono molto promettenti. A questo punto è difficile, almeno da fuori, farsi un’idea oggettiva e legittima sulla reale pericolosità di queste ricerche. Per adesso, forse, è meglio fare come le Sturmtruppen: né amici, né nemici ma semplici conoscenti. Al futuro, e alle sentinelle, l’ardua sentenza.