di Jacopo Cirillo

Ad oggi, la maggior parte del cibo consumato nel mondo proviene dal grano e dai cereali o dagli animali che se ne nutrono; la continua crescita della popolazione e il conseguente aumento della richiesta di carne e latticini, tuttavia, sta mettendo in crisi questo modello. La produzione dovrà aumentare, ma ci vorranno tempo e molti sforzi e, nel frattempo, i tuberi possono colmare la differenza tra domanda e offerta, garantendo cibo e guadagni alle popolazioni che ne hanno più bisogno. Queste piantagioni, infatti, stanno crescendo a un ritmo notevolmente maggiore rispetto a qualsiasi altra coltivazione e i Paesi in via di sviluppo ne producono e consumano sempre di più.

Le eccezionali proprietà delle patate, per di più, espandono i loro confini oltre il semplice nutrimento: i ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme hanno recentemente pubblicato uno studio in cui dimostrano che un sistema di alimentazione di energia elettrica basato sui tuberi può essere molto efficiente e altrettanto economico rispetto a quello tradizionale. Il sistema proposto si basa su piccole unità formate da una fetta di patata inserita tra un catodo di rame e un anodo di zinco collegati a un alimentatore; il professor Haim Rabinowitch e la sua squadra sostengono che una batteria a tuberi può illuminare una stanza con luce a LED per circa quaranta giorni, a un decimo del costo di una normale batteria AA. Una patata, dunque, potrebbe fornire energia per caricare telefoni cellulari e altre apparecchiature tecnologiche nelle aree più povere, che non hanno possibilità di accedere a una rete elettrica.

Bisogna precisare una cosa, prima di proseguire: la patata non è di per sé una fonte di energia; semplicemente riesce a condurre elettricità in maniera molto efficace, fungendo da ponte salino tra i due metalli (il processo chimico su cui si basano le normali pile a stilo) e, dunque, permettendo agli elettroni di muoversi liberamente lungo i cavi di collegamento per creare energia. Ci sono molti altri frutti, ricchi di elettroliti, che potrebbero essere utilizzati per lo stesso scopo, come le banane o le fragole, ma le patate, per dirlo con le parole di Rabinowitch, “sono state scelte per la loro disponibilità un po’ dappertutto, inclusi anche i paesi tropicali e subtropicali”. Possono essere, inoltre, conservate per lungo tempo senza attrarre insetti, al contrario - per esempio - delle fragole.

Il kit tecnico per produrre una batteria a tuberi è molto semplice da assemblare, a bassissimo costo: il dispositivo creato dal team di Rabinowitch è costruito in modo da poter sostituire facilmente la fetta di patata tra i due elettrodi quando esaurisce i succhi e, comparandolo con le lampade al cherosene solitamente usate nei paesi in via di sviluppo, il sistema può fornire la stessa energia a circa un sesto del costo.

Sembra tutto perfetto, ma c’è un problema di fondo: non interessa a nessuno. O, meglio, le persone preferiscono ancora usare le patate come sostentamento, piuttosto che come conduttore. Il gruppo di ricerca dell’Università Ebraica, infatti, ha incontrato moltissime resistenze in ampie zone dell’Africa e dell’India, soprattutto da parte dei contadini che coltivano tuberi per venderli al mercato alimentare. Questo tipo di tecnologia, inoltre, è molto meno attraente per gli imprenditori rispetto ad altre proposte di energia alternativa più cool come quella solare o eolica. Per adesso, dunque, nessun investitore privato, né organizzazione no profit, si è proposto di distribuire i prototipi inventati dal gruppo di Rabinowitch.