di Jacopo Cirillo

 

In uno studio diretto da Carlos Garrido, un dottorando in psicologia sociale alla Pennsylvania State University, i partecipanti all’esperimento dovevano ordinare le fotografie di sessantaquattro facce di sconosciuti basandosi sul livello di emozione mostrato dalle immagini. Alla fine della sessione, i ricercatori hanno notato che le facce degli anziani venivano percepite come molto più tristi o arrabbiate rispetto a quelle dei giovani, nonostante tutti i visi avessero espressioni totalmente neutrali. A commento dei risultati, Garrido ha spiegato che le rughe sul viso possono causare una caduta verso il basso della linea della bocca, come a bloccarla in una perenne espressione di tristezza, e ha illustrato altri dettagli che portano l’osservatore a malgiudicare le emozioni e i sentimenti esternati. Questo potrebbe interferire sul trattamento medico degli anziani, perché, per esempio, un dottore potrebbe pensare che un paziente più vecchio provi più fastidio o dolore di quello che effettivamente sente, a causa appunto delle rughe sul volto.

Una nuova ricerca portata avanti da Yolande Esquirol, docente al Centro Ospedaliero Universitario di Tolosa, in Francia, sembra suggerire che la presenza di rughe potrebbe significare molto di più rispetto alla semplice traccia del passare del tempo; nello specifico, segnalare il rischio di malattie cardiache. Per dirlo con le parole di Esquirol: “Nessuno può vedere o percepire fattori di rischio come il colesterolo o l’ipertensione; noi abbiamo approfondito lo studio sulle rughe della fronte come segnale di problemi cardiaci perché è molto più semplice e immediato. Anche solo guardando il viso di un paziente, possiamo già prevedere possibili problemi futuri e consigliare metodi efficaci per ridurre i rischi”.

Ovviamente la correlazione tra i due aspetti non è così diretta e necessaria. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 3.200 adulti che avevano 32, 42, 52 e 62 anni al momento dell’inizio dello studio. I partecipanti sono stati esaminati dai medici che hanno assegnato a ciascuno di loro un punteggio basato sul numero di rughe e sulla loro profondità, da zero a tre, dove lo zero equivale all’assenza di rughe e 3 il livello massimo di profondità. I partecipanti, poi, sono stati seguiti per circa vent’anni, durante i quali 233 sono morti per cause diverse. I risultati finali sono, da un certo punto di vista, sorprendenti: le persone con un punteggio di 1 avevano una probabilità cinque volte maggiore di morire per problemi cardiaci, mentre quelle con un punteggio di 3 addirittura dieci volte tanto rispetto ai pazienti con punteggio zero. 

I dati presentati dal gruppo di ricerca francese il 28 agosto scorso all’ESC Congress di Monaco (la conferenza annuale della società europea di cardiologia) sono effettivamente rilevanti, tuttavia è bene specificare che lo studio ha trovato semplicemente un’associazione ricorrente tra le rughe della fronte e il rischio di malattie cardiache; ciò significa che non esiste comunque un’effettiva correlazione univoca tra le due cose. Intervistata proprio su questo aspetto, Yolande Esquirol ha aggiunto che l’analisi delle rughe non può e non potrà mai sostituire i classici indicatori di rischio, come i livelli di colesterolo e la pressione alta, ma se un paziente presenta molte rughe profonde sulla fronte è comunque importante prendere il segnale in considerazione, come se fosse un avvertimento del corpo.

Interpellato come esperto da Live Science, il dottor Gregg Fonarow, professore di medicina cardiovascolare all’Università della California (che non è mai stato coinvolto direttamente nello studio), ha ammesso che “alcuni fattori che possono portare a un invecchiamento prematuro della pelle possono anche contribuire a un prematuro invecchiamento delle arterie. Tuttavia - continua Fonarow - ci sarà bisogno in futuro di altri studi che confermino ulteriormente questo tipo di risultati“.

Mentre li aspettiamo con pazienza, il miglior consiglio possibile, a questo punto, è quello di non aggrottare troppo la fronte.