di Luca Lamberti

 

Il futuro del pianeta Terra potrebbe dipendere dal ruolo – invisibile, ma fondamentale – giocato dal vapore acqueo, che ci aiuta a comprendere il fenomeno del riscaldamento globale e degli sbalzi climatici.

All’innalzamento della temperatura terrestre corrisponde un diretto aumento dell’emissione di calore nello spazio: una relazione lineare che gli scienziati osservano sin dagli anni ’50. Eppure, il nostro pianeta è un sistema complesso in cui giocano più fattori che possono influenzare questo processo. Comprendere la diretta correlazione di questi eventi - con l’intenzione di creare un modello predittivo sugli effetti dei cambiamenti climatici – era l’obiettivo degli scienziati del Department of Earth, Atmospheric and Planetary Sciences (EAPS) che hanno risolto l’enigma.

La Terra emette calore nello spazio sia dalla sua superficie che dall'atmosfera, poiché entrambi si surriscaldano. Ciò che è interessante sottolineare è il fatto che l’anidride carbonica presente nell’atmosfera, permette alla Terra di trattenere una maggiore quantità di vapore acqueo. Questo fenomeno, studiato dal team del MIT, è noto come “feedback del vapore acqueo” e consente al pianeta Terra di tenere sotto controllo la temperatura sulla superficie terrestre, livellando l’innalzamento della temperatura terrestre a quello dell’emissione di calore nello spazio.

Quando la temperatura della superficie della Terra cresce, viene liberato più calore nello spazio e il vapore acqueo - rilasciato dalla superficie terrestre - si accumula nell’atmosfera; tuttavia solo una parte di questo riesce ad assorbire e annullare il calore della Terra, mentre il resto crea un effetto serra nocivo per la nostra salute, stazionando nell’etere. “In pratica – osserva Daniel Koll, professore presso Department of Earth, Atmospheric and Planetary Sciences (EAPS), nonché co-autore dello studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (rivista scientifica statunitense, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences) - è come se ci fosse una finestra attraverso la quale un fiume di radiazioni può fluire nello spazio. Il fiume scorre sempre più velocemente man mano che la temperatura aumenta ma la finestra diventa più piccola, perché l'effetto serra sta intrappolando molte radiazioni, impedendo che fuoriesca".

“Attualmente – prosegue il professore Daniel Koll – le temperature superficiali medie globali della Terra si aggirano intorno agli 11 gradi Celsius – ma secondo le nostre proiezioni – quando supereranno stabilmente i 26,6° la situazione muterà drasticamente e la compensazione del vapore acqueo nell’atmosfera non sarà più sufficiente ad abbassare l’emissione di calore terrestre nello spazio”.

Ciò significa che attualmente abbiamo ancora un margine d’azione ma, se le temperature medie della superficie terrestre aumenteranno ancora, ciò potrebbe innescare una serie di effetti a catena. In pratica, al raggiungimento dei 67° l'intero pianeta diventerebbe così caldo che gli oceani inizierebbero a ribollire e la Terra somiglierebbe a Venere, diventando inabitabile per la specie umana. “Siamo ancora in un margine di sicurezza – conclude il professor Koll - ma non possiamo perdere ancora tempo prima di deciderci ad agire”.