di Iacopo Barison

Ipotizziamo: sei in un quartiere che non conosci, il motore dell’auto si è guastato all’improvviso e il tuo cellulare è scarico. Hai un disperato bisogno di trovare un meccanico nei paraggi. Chiedi informazioni a due passanti, ognuno dei quali ti consiglia di andare in direzioni opposte. Una persona ha parlato in modo disinvolto e neutrale, mentre l’altra aveva un forte accento diverso dal tuo. Di chi ti fiderai?

Uno studio pubblicato di recente dalla McGill’s School of Communication Sciences and Disorders dimostra che, a meno che non parlino con un tono di voce sicuro e perentorio, è meno probabile fidarci delle persone con un accento marcato. Il perché lo spiega Marc Pell, PhD della McGill’s School, che ha condotto la ricerca: "Ci sono forse due miliardi di persone in tutto il mondo che parlano l’inglese come seconda lingua. Quando decidiamo se fidarci o meno di individui sconosciuti, prestiamo molta attenzione sia ai segnali visivi che alla loro voce. In questo caso, volevamo capire meglio come scegliamo a chi dare fiducia basandoci sulle sue caratteristiche vocali”.

Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che tendiamo a essere diffidenti nei confronti di chi ha un accento diverso dal nostro – questo perché il cervello, inconsciamente, lo cataloga come non appartenente al gruppo sociale e culturale di cui noi facciamo parte. Se l’interlocutore che abbiamo catalogato come “out-group”, però, sembra molto sicuro di ciò che afferma, la situazione si ribalta e metterlo in dubbio diventa più difficile.

Ma com’è stata effettuata la ricerca, di preciso, e su quale campione? I partecipanti allo studio (che parlavano tutti il ??canadese-inglese come lingua madre) hanno ascoltato una serie di affermazioni brevi, pronunciate con vari gradi di confidenza negli accenti che vanno dal molto familiare (canadese-inglese) al leggermente diverso (australiano-inglese, oppure l'inglese parlato dai francofoni-canadesi). Dopodiché gli è stato chiesto di valutare quanto credibili fossero le singole affermazioni. Mentre i partecipanti ascoltavano, nel frattempo, venivano “mappati” con una tecnica di imaging cerebrale (fMRI, risonanza magnetica funzionale) per capire di chi, inconsciamente, tendevano a fidarsi. La quasi totalità era rassicurata dalle persone con meno accento, mentre le aree del cervello legate alla diffidenza entravano in funzione quando questo aumentava.

La conclusione di Marc Pell? “La prossima volta”, scherza, “quando andrò all’estero e dovrò parlare con persone straniere, mi ricorderò di sembrare molto sicuro di ciò che affermo, altrimenti i miei interlocutori non si fideranno e faranno l’esatto contrario di ciò che dico!”