di Enrico Pitzianti

 

Questa storia comincia con un nome poco conosciuto: Alastair Parvin. Dieci anni fa, questo ragazzo alto e magro, camicia celeste e sorriso sicuro, si stava laureando in architettura. Non erano anni qualunque, erano quelli della crisi globale, del crollo di grossi colossi finanziari e di una drastica diminuzione delle assunzioni in moltissimi settori, compreso quello dell’architettura. Ed è stato proprio per via di una laurea presa in un periodo così sfortunato che al giovane architetto venne un’idea: ripensare il modo di costruire. Era necessario adattare l’architettura a un mondo in crisi, pensare a un modo di costruire che fosse efficiente e facile, applicabile in tutte le parti del mondo, comprese quelle più povere.

La scelta di Parvin è stata anche, se non soprattutto, economica. Di norma gli architetti lavorano, per forza di cose, per chi si può permettere un progetto firmato da un professionista, quindi una villa, un appartamento o una casa costruita con efficienza e tecnologia a servizio di chi abiterà quegli spazi. Eppure le cose non stanno per forza così, dunque Parvin si è chiesto: è possibile immaginare un’architettura per tutti? Non solo per quella piccola fetta di popolazione che possiede la disponibilità economica per finanziare un progetto, ma anche per coloro che devono attingere a risorse più esigue. La risposta è stata WikiHouse. Progetti in open source, gratuitamente scaricabili da internet compresi di piante, sezioni, modelli 3D e tutto ciò che serve per costruire un’abitazione. Da costruire poi con materiali convenienti ed efficienti, come il legno.

Tutte le parti vengono unite a incastro, così da non dover comprare bulloni e parti metalliche troppo costose in molte parti del pianeta oggi in via di sviluppo. WikiHouse propone case assemblate, proprio come i puzzle o i grossi tappeti plastici che molti bambini hanno nelle loro camerette. La tecnologia oggi permette, grazie alle stampanti 3D, di produrre facilmente questi pannelli di legno con forme e dimensioni molto precise, tutti leggeri e intuitivi da maneggiare, così da poterli usare come pezzi da assemblare senza bisogno di essere esperti o di dover utilizzare gru o mezzi pesanti. WikiHouse ha presentato il primo prototipo a Londra, nel 2014, a una fiera del design: una casa di legno, costruita interamente a incastro, composta da parti prima assemblate velocemente a terra e poi tirate su e fissate come delle vertebre a dare volume a circa 60 metri quadri pensati per essere il più possibile energeticamente efficienti ed economici: solamente 50mila sterline per l’intero immobile.

Oggi grazie alla rete scarichiamo senza problemi musica, libri, articoli e serie Tv, perché non dovremmo poter scaricare un progetto per una casa? Al progetto di WikiHouse hanno partecipato ingegneri, designer, architetti e progettisti che hanno proposto un’idea di abitazione open source, modificabile, eco-sostenibile, adattabile a ogni ambiente ed estremamente economica. L’idea di Parvin ha funzionato e oggi chiunque può utilizzare i progetti presenti online in qualunque parte del mondo. Sul sito si vedono i modelli 3D, le sezioni e tutti i file da stampare e modificare da sé, mentre su altri siti fioccano video in cui queste case color legno vengono costruite in tempi davvero irrisori.

Secondo Parvin l’architettura lascia davvero il segno solo quando lavora per l’intera comunità umana. E oggi il giovane architetto ritiene che tutto questo sia possibile, perché l’idea in relazione alla quale per costruire un edificio si ha bisogno di una grande organizzazione, come nell’epoca della rivoluzione industriale, ormai è superata grazie alla diffusione delle stampanti 3D e della comunicazione online con cui accedere a idee, progetti e know-how.

L’idea, in fondo, è stata quella di pensare alla casa come un oggetto da assemblare rapidamente: certo, sono passati pochi anni da quando è stato presentato il primo prototipo, ma sono già in molti oggi a parlare di WikiHouse come di un enorme passo in avanti per poter aiutare terremotati, profughi e cittadini economicamente svantaggiati a costruire ambienti vivibili e salubri in tempi rapidi, con costi contenuti e senza il bisogno di costruttori esperti.