di Luca Lamberti

 

Controllare gli elettrodomestici e i videogames solo con il pensiero sembra un orizzonte irrealizzabile. In realtà non è proprio così. Già da anni sono disponibili in commercio numerosi dispositivi indossabili in grado di monitorare la frequenza cardiaca, i passi, la temperatura corporea o il sonno, ma l’ultima novità è una nuova serie di prodotti che ha lo scopo di andare oltre e occuparsi dell’attività cerebrale.

Si tratta di device sotto forma di cuffie con elettrodi in grado di rilevare lo stress captando l'attività elettrica del cervello e che, nel prossimo futuro, promettono di farci giocare ai videogiochi soltanto mediante le onde cerebrali. 

Le onde captate dall’elettroencefalogramma sono legate alla concentrazione, alla memoria e all'attenzione, ma non è chiaro come queste possano influire sul "mondo reale" e interagire con i dispositivi elettronici e i videogames. “Del resto – afferma Gerwin Schalk, un neuroscienziato del Wadsworth Center, Dipartimento della Sanità dello Stato di New York – i segnali cerebrali sono piuttosto deboli, e persino gli strumenti di laboratorio più avanzati e costosi possono avere problemi a individuarli. Sarebbe una grande sfida metterli alla prova in un ambiente esterno al laboratorio, dove si verificherebbe un sovrapporsi di stimoli”. 

Uno dei primi dispositivi indossabili per il cervello - chiamato Mindflex- è stato prodotto nel 2009 dalla società NeuroSky che oggi ne commercializza un altro, MindWave Mobile. Quest’ultimo può essere utilizzato con una serie di app che sfruttano i segnali EEG, ovvero la registrazione dell'attività elettrica dell'encefalo, per consentire agli utenti di giocare, ridurre lo stress, aumentare l'attenzione e persino aiutare con l'apprendimento. Un altro dispositivo indossabile, chiamatoMuse, sarebbe in grado di misurare le onde cerebrali per aiutare le persone a meditare. 

Infine, secondo una ricerca del Center for Neuroscience dell'Università della California, pubblicata sulla rivista Cognitive Neuroscience, il dispositivoBrain Wave Devicenon solo sarebbe in grado di migliorare l'attività delle onde theta, o cerebrali, ma aumenterebbe persino le prestazioni della memoria.

Secondo Schalk, però, “oltre a captare le onde cerebrali, il problema è che tutti i dispositivi EEG acquisiscono anche segnali provenienti da altre fonti, come i movimenti dei muscoli o altri dispositivi elettrici, che possono assomigliare a segnali EEG, disturbando le misurazioni finali e rendendo virtualmente impossibile l’interazione con i videogiochi o il miglioramento della concentrazione”. 

La soluzione potrebbe essere quella di montare più elettrodi e avere dei segnali più chiari ma, ovviamente, è lecito chiedersi chi avrebbe voglia di appiccicare alla pelle, sulla fronte e sul cuoio capelluto 12, 24, 36 elettrodi, magari collegati in modalità wireless. "Più elettrodi hai più sei affidabile – afferma Graeme Moffat, direttore degli affari scientifici e regolatori presso Muse, il brand sviluppato dalla Interaxon Inc.– ma dal punto di vista commerciale sarebbe un suicidio. Tuttavia in un contesto immobile, magari seduti su una comoda poltrona, l'EEG portatile può essere una tecnologia efficace”.

L’ultima chance è quella di massimizzare i dati provenienti da pochi elettrodi. "Se raccogliamo una grande mole di dati da migliaia di utenti negli stessi contesti di stress emotivo potremmo pulire i rumori e capire come amplificare le onde cerebrali” afferma Moffat, “sarebbe la soluzione ideale per non compromettere il lato commerciale”. 

In attesa che tutto ciò diventi una realtà con cui sperimentare e divertirsi, possiamo solo incrociare le dita e goderci le nostre esperienze sensoriali, perché presto potrebbero essere solo il ricordo di un tempo ormai superato.