di Riccardo Meggiato

 

Lo studio della fauna marina implica, spesso, il dover maneggiare esseri acquatici molto delicati e una pressione leggermente eccessiva può comprometterne le funzionalità. A quel punto il rilascio nell’ambiente nativo può tramutarsi in una lenta agonia. Non certo quello che vogliono ottenere gli scienziati.

Un team di ricercatori di Harvard lavora da mesi alla realizzazione di un robot “cattura pesci” che riesca nel difficile compito senza danneggiare l’oggetto dell’analisi.

Il risultato, pubblicato dalla prestigiosa Science Robotics appena qualche giorno fa, mostra quello che, per gli appassionati di videogame, somiglia a tutti gli effetti a una Pokeball, vale a dire un contenitore sferico pronto a racchiudere creature di vario tipo. In realtà RAD (Rotary Actuated Dodecahedron), è un robot che assomiglia a una sorta di zampa meccanica, a quattro dita, capace di richiudersi delicatamente fin a formare un guscio a dodici lati: una “gabbia” che si aziona per catturare la fauna del mare.

 

A uno sguardo profano, abituato forse alle prodezze di Hollywood, potrebbe sembrare cosa da poco, ma RAD, in realtà, è un’opera ingegneristica di alto livello. Il principale orgoglio dei suoi progettisti è il sistema di attuazione: una chiusura a guscio che funziona grazie a un singolo motore. Una condizione vitale per un apparecchio che deve avere una meccanica semplice e in grado di resistere a condizioni estreme. Non a caso, sebbene i test effettuati durante lo sviluppo si siano svolti a 700 metri di profondità, RAD è capace di operare anche negli abissi più oscuri, ben 11 mila metri sotto il livello del mare.

 

L’idea del progetto nasce dal Dottor Zhi Ern Teoh, un ingegnere in forze al Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering dell’Università di Hardvard, dove ha fatto esperienza sviluppando robot pieghevoli con la capacità di estendersi verso l’esterno. Dai suoi lavori sono nati dei micro-robot volanti, capaci di dispiegare automaticamente delle ali che sfruttano per muoversi nell’etere. L’incontro con alcuni ricercatori marini ha convinto Teoh a lavorare su una variante ispirata all’origami, l’antica arte giapponese di ripiegare fogli di carta per ottenere figure realistiche.

è così possibile catturare organismi marini con il volume di acqua in cui si muovono in quel momento, e allo stesso tempo, grazie alla sensibilità dei meccanismi in gioco, è possibile rilasciare le creatura nel caso si impigli tra le pareti del guscio, per esempio, nel caso di polpi e calamari. Il merito è dell’idea di base: quella di un fiore i cui petali, prodotti con una stampante 3D, si chiudono e aprono progressivamente grazie a un sistema di torsione applicato a un solo punto. Maggiore è la torsione, maggiore sarà la chiusura.

RAD si è reso già protagonista di un test impegnativo, realizzato al Mystic Acquarium nel Connecticut: a una profondità di circa 700 metri è stato in grado di catturare una grossa medusa, un organismo estremamente delicato, senza alcun danno. Il tutto tramite il controllo umano operato con un semplice joystick.

Ora non resta che battezzare RAD in mare.