di Michela Ceravolo

 

C’è chi la chiama ansia, chi paura. In realtà potrebbe trattarsi solo di un malfunzionamento delle cellule del nostro cervello: non siamo noi, infatti, che decidiamo razionalmente cosa fare o no in situazioni di pericolo, ma le nostre “cellule coraggiose”.

Il loro nome scientifico è orien lacunosum-moleculare, dette anche cellule OLM, e sono state scoperte dagli scienziati dell'Università di Uppsala in Svezia e dell'Università Federale di Rio Grande do Norte in Brasile. Secondo la loro ricerca, il nostro cervello è stato preparato, fin dalle prime fasi dell’evoluzione, a individuare situazioni di pericolo per tenerci al sicuro. Ci sono, tuttavia, circostanze che innestano meccanismi di allarme, anche se del tutto infondati. È qui che entrano in gioco le cellule OLM: collocate nell’ippocampo, la regione del cervello che custodisce i ricordi, rendono più facile affrontare compiti pericolosi e limitano l’ansia. Ed è lavorando su di loro che potrebbe essere scoperto un metodo per contrastare gli effetti debilitanti dei disturbi d’ansia.

Il nostro cervello produce onde con una gamma di frequenza differente in base ai pensieri e alle azioni che andiamo a compiere. Se camminiamo in una strada e cerchiamo la via di casa, il nostro cervello produce delle onde ad alta frequenza (onde theta di tipo 1), ma se su quella strada incontriamo un cane randagio scatta il meccanismo d’allarme e il nostro cervello produce onde a bassa frequenza (onde theta di tipo 2). Le due attività interagiscono tra loro e influenzano la nostra decisione. Gli scienziati, sperimentando sui topi, hanno dimostrato che le cellule Olm sono stimolate quando i roditori si trovano vicino a un predatore, come un gatto di cui percepiscono l’odore: i topi che hanno attivate le cellule OLM hanno maggiori probabilità di avvicinarsi al luogo del pericolo, mentre i topi che hanno inibito le cellule OLM rimangono spaventati alle periferie.

Purtroppo i meccanismi nervosi che regolano il funzionamento dei circuiti del coraggio in cui sono coinvolte queste cellule restano ancora ignoti. Tuttavia, come tutte le cellule, le OLM hanno i loro insiemi unici di recettori e sensibilità, che possono essere manipolati al fine di aumentare le onde theta di tipo 2 per reprimere le reazioni ansiose o inibitorie inappropriate.

Secondo il rapporto Istat 2017, sono circa 2 milioni e mezzo gli italiani che soffrono d’ansia, uno stato psicologico in grado di paralizzare completamente la vita di una persona. Attualmente ci sono due modi principali per trattare il problema: i farmaci, che legano i recettori agendo su tutto il cervello, e la psicoterapia. Una potenziale terza via potrebbe essere un farmaco progettato per colpire solo i recettori nelle cellule OLM, per attivare le onde theta di tipo 2 quando l'ansia diventa ingestibile. Gli esperimenti, però, sono stati eseguiti sui topi e non esiste ancora una prova definitiva che gli umani reagiscano allo stesso modo.

Una cosa è certa: dopo questa scoperta, avremo più difficoltà a definire il coraggio come tale, senza relegarlo alla semplice combinazione di cellule.