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e-Health, m-Health e Dolore Cronico

22.03.2015

Sono un medico specialista in Anestesia e mi occupo di terapia del dolore, anche conosciuta come terapia antalgica, e credo che soprattutto in ambito sanitario l’innovazione più importante stia avvenendo in sordina, sotto i nostri occhi e non in chissà quale laboratorio di ricerca.

Il quotidiano uso della rete ha permesso la diffusione di una serie di strumenti digitali anche in ambito sanitario, dando vita a quella che conosciamo come e-Health (electronic).

E’ una realtà molto vasta è molto frammentata in cui medici, pazienti ed istituzioni pur avendo interesse e necessità a sviluppare canali e strumenti digitali adeguati non riescono a riconoscere ed individuare reciprocamente le necessità e le esigenze dei propri interlocutori.

Negli ultimi anni è esplosa in rete l’offerta di spazi di informazione e confronto su temi riguardanti la salute; gli internauti di tutto il modo si sono potuti districare tra siti, blog, forum e consulenze on-line. L’evoluzione più evidente è avvenuta proprio sul fronte dell’utente-paziente; infatti, la possibilità di acquisire informazioni e confrontarsi con altri pazienti ha creato un nuovo stereotipo che oggi chiamiamo e-Patient, non solo perché “elettronico” ma anche perché “erudito” ed “emancipato”. Stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione culturale, l’e-Patient informato e motivato nella scelta del proprio piano terapeutico, richiede la presenza ed il coinvolgimento di professionisti e strumenti idonei a rispondere alle nuove “riscoperte” esigenze.

L’e-Patient si informa e vuole essere informato, “riscopre” e “rivendica” il ruolo di primo attore in merito alla propria salute ed alle scelte terapeutiche.

Il medico non può non cogliere tale richiesta e gli strumenti digitali costituiscono sicuramente il cardine di un nuovo aspetto nella costruzione del rapporto medico-paziente. Fino ad oggi gli sforzi del e-Doctor si sono materializzati nella realizzazione di siti internet, forum e portali di informazione. Ma in questi anni, si è dimostrato come la semplice informazione multimediale non costituisca necessariamente un buon presupposto al consolidamento di un costruttivo rapporto terapeutico; infatti, non pochi sono gli esempi in cui un’informazione attinta sul web, in assenza di una contestualizzazione clinica (compito dell’operatore sanitario) abbia indotto nel paziente ansia e preoccupazione non giustificate o peggio ancora abbia costituito un incentivo alla medicina fai-da-te.

Anche le istituzioni hanno fatto il loro ingresso nell’era digitale focalizzando sforzi ed interessi sulla creazione di un sistema (in progress) per la dematerializzazione della documentazione e la fruizione in tempo reale di tutte le informazioni con la creazione del fascicolo sanitario elettronico.

Oggi stiamo assistendo, da un lato allo sviluppo delle tecnologie portatili (tablet, smartphone, ecc…) con il conseguente incremento di risorse e strumenti digitali denominati m-Health (mobile); dall’altro all’aumento di pazienti affetti da patologie croniche (diabete, dolore cronico, asma, ecc.) con la conseguente richiesta di assistenza e confronto per il superamento di quelle che sono le difficoltà di tutti i giorni. Sul fronte pratico osserviamo, invece, da un lato gli operatori sanitari interessati a sviluppare e sfruttare la m-Health per la ricerca di strumenti di monitoraggio domiciliare e l’ottimizzazione delle risorse ambulatoriali o ospedaliere; dall’altro i pazienti, sempre più spesso consociati in associazioni che sviluppano network per confrontarsi e scambiare informazioni ed opinioni su medici, strutture e terapie intraprese, oppure si affidano alla ricerca di App o siti di scarso valore scientifico.

Personalmente, occupandomi di dolore cronico, affronto un ambito molto vasto che spazia dal mal di schiena al dolore correlato alle neoplasie e che sfrutta un ampio spettro di opzioni terapeutiche, dai farmaci alle più complesse tecniche chirurgiche mini invasive. La mia esperienza in ambito digitale è sconcertante, da una recente analisi della letteratura scientifica emerge che abbiamo a disposizione sui differenti store online più di 280 App riguardanti il dolore cronico ma nessuna di esse è stata valutata “scientificamente” soddisfacente. I differenti autori che indipendentemente hanno valutato queste applicazioni hanno concluso che le App non erano adeguate e comunque non rispettavano criteri di affidabilità basata sull’evidenza e che sarebbe stato necessario implementare il coinvolgimento dei medici e dei pazienti.

La mia ambizione è quella di cogliere questa sfida e realizzare nuove piattaforme di incontro e confronto fra le diverse parti (pazienti, operatori sanitari, istituzioni), capaci di coordinare e condensare le differenti esigenze in nuovi strumenti digitali condivisi e qualificati. Strumenti riconosciuti e “certificati” idonei da medici, pazienti ed istituzioni.

Questa sarà la vera innovazione, la ricerca e la ricostruzione dell’antico vero rapporto di alleanza terapeutica medico-paziente che si rinnova e si adegua per non estinguersi.

Se pur con un nome diverso, e-Health o m-Health, parliamo sempre dell’antica arte di curare, prendersi cura ed assistere, la tecnologia potrà solo ottimizzare le risorse ed abbattere le molte barriere comunicative presenti tra medici, pazienti ed istituzioni.

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