di Giulia Cavaliere

 

Nel cuore dell'inverno acquistare molta frutta fresca può essere economicamente dispendioso, a causa dell’importazione dei prodotti, ma come far crescere la frutta direttamente a casa e ottenere i benefici per la salute da bacche impossibili da coltivare, o di frutti fuori stagione senza dover mangiare così tanti prodotti importati e senza dover assumere integratori?

Questa è la domanda che ha spinto Lauri Reuter e i suoi colleghi dell'azienda tecnologica statale VTT (Technical Research Center of Finland) a iniziare a lavorare su un progetto che reinventa totalmente il modo in cui pensiamo di coltivare il cibo. Il suo team sta lavorando a quello che chiamano un "bioreattore domestico", un apparecchio che, in teoria, può riempire lo stesso spazio nella nostra vita di una macchinetta per il caffè espresso, ma che permette di coltivare ciò che sarebbe impossibile con i mezzi tradizionali.

L'idea è nata quando Reuter ha iniziato a lavorare in un laboratorio VTT che coltiva cellule vegetali per uso industriale, in prodotti come cosmetici e medicine. Il lavoro sulle cellule l’ha portata a domandarsi come sarebbe stato coltivare cellule vegetali che potevano essere mangiate. Attualmente, le cellule vegetali sono utilizzate solo come "fabbriche" chimiche per farmaci, cosmetici e persino alcuni prodotti alimentari aromatizzanti e coloranti. Ad esempio lo zafferano coltivato è stato usato sia per l'aroma che per il colore: il croco che produce zafferano può essere raccolto solo per circa una settimana all'anno, principalmente in Iran, e ha una bassa resa, rendendolo la spezia più costosa del mondo, mentre lo zafferano coltivato può essere prodotto tutto l'anno. Ma in quelle applicazioni, le sostanze chimiche vengono estratte dalle cellule vegetali.

Il team di Reuter ha avuto poi una nuova idea: e se le cellule vegetali potessero essere coltivate per il cibo da persone normali che lavorano fuori dal laboratorio? Così, con una semplice domanda, è iniziato il progetto, utilizzando alcune delle colture cellulari di bacche del laboratorio, tra cui quelle artiche, originarie della Finlandia.

"Abbiamo semplicemente cambiato il modo in cui pensavamo alle nostre colture cellulari. Le vedevamo solo come fabbriche di cellule per prodotti farmaceutici ", dice Reuter, “ma all'improvviso abbiamo iniziato a vederli come prodotti alimentari per la vita di ogni giorno".

Il bioreattore “casalingo” si chiama CellPod, ha le dimensioni di una lampada da tavolo e può produrre circa due tazze di coltura cellulare ogni settimana, in un sacchetto di plastica autosufficiente. Gli utenti inseriscono il sacchetto, che contiene lo starter della cella, aggiungono acqua e accendono il bioreattore. Le cellule possono essere aggiunte ai frullati, mescolate allo yogurt o mangiate da sole come integratori.

Dice Reuter: "Le cellule hanno una specie di muro di cellulosa intorno a loro, quindi sono, in un certo senso, delle capsule". Eppure il team ha risolto questo problema con il cosiddetto "cell jam", cioè una marmellata di cellule, letteralmente schiacciando i gusci per liberare il contenuto.

Chi ha provato il reattore sembra a proprio agio con l'idea della coltura delle cellule vegetali, dopotutto l'idea di coltivare piante in casa è qualcosa di già molto familiare.

Quando Niko Räty, un neolaureato della scuola di design, fu assunto per progettare il bioreattore domestico, inizialmente pensò che avrebbe progettato un piccolo giardino da tavolo. Una volta capito quale fosse il progetto, vide la necessità di un design che apparisse familiare e accessibile. Al di fuori della birra prodotta in casa e della fermentazione domestica, le cose che si basano su batteri a fermentazione naturale, oppure su cellule normalmente coltivate in bioreattori di piante, sono state trovate principalmente nei laboratori. Räty ha scelto un design elegante per creare un piccolo contenitore con bordi arrotondati, che assomigliasse a una lampada, dicendo di voler rendere il dispositivo high-tech e adatto a una cucina in modo da generare un senso di familiarità e aiutare le persone a sentirsi più connesse con il loro cibo. Räty immagina la “lampada” al centro di un piccolo giardino interno che offre alle persone un facile accesso a prodotti freschi. Potrebbe essere come uno "Spotify della produzione alimentare", in cui ricevere diverse cellule vegetali grazie a un abbonamento per far crescere una gamma di alimenti.

Sebbene tutto ciò possa sembrare strano a qualcuno abituato a mangiare frutta coltivata su una vite o su un cespuglio, da un altro punto di vista è solo un diverso tipo di agricoltura e, dopotutto, gli esseri umani hanno aumentato la resa delle colture attraverso un'attenta coltivazione delle piante per migliaia di anni. E al di là dei suoi immediati benefici nel fornire alimenti, l'agricoltura delle cellule vegetali potrebbe permetterci di coltivare piante nutritive che sono attualmente impossibili da coltivare, espandendo in questo modo la varietà della nostra dieta.