di Valerio Millefoglie

 

Siamo alla King Edward School di Birmingham ma siamo anche al centro di arti visive della Somerset House di Londra. Siamo nel 1839 ma anche nel 2017. In ogni caso, con noi, ci sono le foto dell’inventore e fotografo William Henry Fox Talbot, che quasi duecento anni fa a Birmingham presentò per la prima volta al pubblico i risultati dei suoi esperimenti, svoltisi nell’Abbazia di Lacock: con sale, nitrato d’argento, luce e una foglia posata su una carta ottenne un negativo della foglia stessa. Chiamò la tecnica sciadografia, shadowgraph, un’ombra che lascia l’impronta. E che rimane. L’artista britannico Mat Collishaw infatti ha creato un’opera d’arte che, utilizzando la realtà virtuale, permette ai visitatori di incontrare William Talbot all’ingresso della King Edward School e di prendere parte all’esposizione di fotografie del 1939.

Thresholds (soglie), è questo il titolo della mostra: 93 immagine recuperate dal tempo. Varcando la soglia d’ingresso ogni visitatore indossa un visore per la realtà virtuale e un paio di cuffie, e viene aiutato a fare i primi passi in uno spazio bianco lunare, tra fasci di luce che illuminano degli espositori. Tutto questo bianco, ai suoi occhi, si trasforma in un edificio neogotico. Ci troviamo in una grande sala dove i candelabri pendono dal soffitto sopra teche di legno che custodiscono foto color seppia: una galleria di foglie, un gruppo di giovani donne in un giardino, un corso d’acqua, un uomo con un fucile, una popolazione sommersa dalle epoche e una natura morta. Nelle orecchie i visitatori sentono il ticchettare di un orologio, o lo strepitio della legna che arde in un camino sopra cui sono appesi dipinti dell’800.

In un lettera indirizzata all’astronomo John Herschel, e datata luglio 1939, William Talbot scriveva che l’incontro a Birmingham rischiava di essere interrotto da una manifestazione di un gruppo di dimostranti. Oggi avvicinandosi a una finestra che nella realtà dà su una parete bianca, si può accedere a una vista digitale. Da qui si intravede la folla dell’insurrezione chartista, quando il popolo si ribellava per richiedere l’uguaglianza economica, politica e sociale. E si sente anche, il popolo, si possono sentire nelle cuffie le loro urla. Grazie ai sensori che seguono il percorso, ci s’immerge in quel 1839 e sembra di sentire la voce del comandante delle truppe chartiste affermare: “Io e il vescovo siamo ben pasciuti. Ma Dio non ordinò di avere un debito nazionale per far patire la povera gente”. Per offrire quest’esperienza ai visitatori della mostra, Mat Collishaw ha collaborato con William Talbot ma anche con contemporanei. Fra questi: il fotografo Pete James, Paul Tennent del Mixed Reality Laboratory dell’Università di Nottingham, lo studio di realtà virtuale VMI, l’architetto David Blisset, che ha saputo consigliare persino il tipo di pietre e di legno con i quali erano costruiti all’epoca gli edifici, e Larry Schaaf, esperto mondiale di Talbot. Proprio Schaaf ha dichiarato: "Queste bellissime immagini non sono solo registrazioni di trionfi scientifici ma testimonianze dei primi passi nella formazione di un nuovo tipo di visione”. Che ora, si può rivedere.