di Valerio Millefoglie

Questa storia di innovazione ha inizio nel 1937, quando gli allevatori di pecore dell’Australia, della Nuova Zelanda, del Sudafrica e dell’Uruguay si uniscono a gomitolo, nel segno della pura lana vergine. Oggi l’associazione da loro fondata detiene i diritti del marchio di Pura lana vergine. E sempre oggi, un altro marchio si è unito a questi per un progetto speciale: il Premio Internazionale Woolmark.

La compagnia ha collaborato al premio Innovation con il Fashion Tech Lab, una società d’investimenti che unisce alta moda e finanza e che dichiara di essere molte cose: un laboratorio sperimentale, oltre a un’agenzia di consulenza per l’innovazione sostenibile e per l’industria della moda. Lo scorso 3 ottobre la società ha presentato a Parigi una serie di tecnologie applicate alla moda, si va da una tipologia di seta che riproduce la tela dei ragni a un filato ecologico ricavato tramite il riutilizzo di rifiuti tessili, fino a una pelle creata in laboratorio da cellule staminali.

Il Fashion Tech Lab è stato fondato da Miroslava Duma, descritta dal Financial Times come “una forza dell’industria della moda” e “l’imprenditore digitale più legato alla moda”. A proposito di questa collaborazione con la Woolmark Company, Duma, che è anche presidente di giuria del premio, ha dichiarato: “Il premio Innovation ci permette di offrire un’opportunità forte e incredibile a dodici progettisti e continua a spingere la nostra missione, accelerare il passaggio dell’industria della moda a un futuro innovativo e sostenibile”.

A essere premiate saranno le collezioni in pura lana vergine che si dimostreranno più creative e innovative sia nel processo di fabbricazione che nell’impatto sociale e ambientale. I due vincitori tra i dodici finalisti saranno annunciati a gennaio e vinceranno 200 mila dollari australiani, l’equivalente di 132 mila euro, da investire nello sviluppo del proprio business.

Stuart McCullough, direttore generale della Woolmark Company, ha affermato: “Mentre il premio continua ad evolversi, il nostro obbiettivo è incoraggiare i progettisti a pensare al di là del presente, e ad abbracciare le tecnologie future, che in ultima analisi avranno un impatto positivo sul domani”.

Gli attori in campo sono diversi: aziende specializzate nei tessuti intelligenti, industrie biotecnologiche, elettronica prêt-à-porter, stilisti e scienziati, progettazione sartoriale e progettazione hardware, connessioni mentali e di rete, stampe in 3D e lavorazioni vecchio stampo. Rimanendo in ambito sperimentale, la Woolmark Company ha collaborato con un gruppo di studenti di Fashion Design e Strategic Design&Management dell’istituto Pearsons Paris. Gli studenti hanno potuto utilizzare una selezione di lane sottili per sperimentare le reali condizioni di lavoro di una casa di moda. Insomma, creativi oltre che sarti, con doti tecniche e assistenza informatica: due mondi che sembrano distanti, in avvicinamento. Viene da pensare alla figura di Charles Frederick Worth, innovatore di fine Ottocento, inventore dell’etichette con la propria griffe da apporre all’interno degli abiti, nonché della professione di modella e padre dell’alta moda, alla quale pensò con mentalità d’artista, contaminando il campo, cambiando sempre tessuti, guarnizioni e modelli; dando vita al futuro.