di Riccardo Meggiato

 

Si chiamano Alexa, Siri e Cortana. Sono, in soldoni, i sistemi vocali, rispettivamente, di Amazon, Apple e Microsoft. Quelli che, nelle intenzioni dei tre giganti, dovrebbero essere in grado di conversare a voce, con un utente, per fornirgli servizi e informazioni. Quelli che, sempre stando ai tre, dovrebbero migliorare col tempo e diventare sempre più efficienti e abili nell’interpretare le chiacchiere umane. Non c’è da dubitare che questo, prima o poi, avverrà, ma al momento c’è un problema da risolvere: adattarli, per davvero, alle conversazioni umane.

Finora, infatti, Alexa, Siri, Cortana, e i loro emuli meno famosi, chiedono un atto di fiducia da parte dei loro utilizzatori: conversare adattandosi alle regole imposte, sottobanco, da questi chatbot. Perché quando non comprendono dei messaggi, il loro unico modo per uscire dall’impasse è dire, sicuri, “non ho capito”. E succede spesso. A quel punto tocca a noi umani riformulare le richieste nel modo a loro più gradito. Trasformare queste contrattazioni linguistiche in migliori esperienze di conversazione artificiale è lo scopo di Evorus, un sistema di chatbot che inserisce elementi umani nel suo ciclo di funzionamento. In buona sostanza, come si prodiga a spiegare Jeff Bigham, professore associato allo Human-Computer Interaction Institute della Carnegie Mellon University, si tratta di far allenare Evorus con alcuni umani, in modo che il software impari da loro e progressivamente se ne distacchi, diventando indipendente. E chi fornisce questa collaborazione umana? La novità, in fondo, sta qui: Amazon Mechanical Turk (AMT), un servizio web di Amazon che offre manodopera via web per quei lavori che richiedono molte risorse umane contemporaneamente. Evorus chiede quindi agli operatori di AMT di rispondere alle domande degli utenti e le analizza, chiedendo sempre meno aiuto e rispondendo sempre di più al posto dei colleghi umani. In questo modo, Evorus impara a rispondere in modo molto più realistico e preciso. Soprattutto, è in grado di ribattere e contro-rispondere, che è il vero tallone d’Achille di queste tecnologie.

Per mettere a punto questo raffinato sistema di apprendimento, i ricercatori hanno impostato Evorus su due parti: una chat box e una fact board. La prima è una normalissima chat come tante se ne trovano online, in cui gli utenti inviano i loro quesiti sotto forma di frasi di senso compiuto. A questo punto, alcuni operatori del sistema Amazon Mechanical Turk danno le loro risposte, cosa che viene fatta anche dal sistema di intelligenza artificiale. Altri operatori hanno la possibilità di votare positivamente o negativamente le risposte fornite, oppure di dare le proprie se non le trovano soddisfacenti. Queste, nel caso, sono votate da altri operatori ancora. Il sistema tiene conto dei punteggi ricevuti alle risposte e apprende quali siano le migliori. Va da sé che quando le risposte conferite da Evorus ottengono i voti migliori, il sistema dà per acquisito quel determinato argomento. Questo a grandi linee, ovviamente. Il punto focale di Evorus è che funziona ininterrottamente, tenendo conto di migliaia di risposte, che gli consentono di migliorarsi sempre più e affinare la qualità delle conversazioni. Non solo: l’intervento umano, anche se così indiretto, consente di allenare la tecnologia a difendersi da manomissioni o sabotaggi, come accadde a Tay, il chatbot messo a disposizione da Microsoft.

Nella fase iniziale di Evorus, le risposte fornite in automatico dal sistema sono state scelte nel 12% dei casi, facendo scendere del 14% quelle fornite invece da operatori umani., Il che ha portato a un risparmio economico del 33%. Non male, considerando che siamo agli inizi,; ma i margini di miglioramento sono ancora molti. Evorus, dalla sua, ha anche la versatilità: funziona, infatti, con Hangout, il sistema di chat di Google che, oltre a messaggi testuali, ne accetta anche di vocali, ed è qui che i ricercatori vedono il punto di arrivo della loro tecnologia. Nel frattempo, chi volesse avere un assaggio delle sue potenzialità, può saggiare questo chatbot di nuova generazione nel sito ufficiale: www.talkingtothecrowd.org.