di Iacopo Barison

Nel 1982, Blade Runner presentò una visione di Los Angeles che stimolava i primi appassionati di tecnologia e al contempo spaventava gli urbanisti. Ambientata nel 2019, questa versione di L.A. era piena di ologrammi, macchine volanti e robot che la avvicinarono a un vero e proprio sogno “futurista”, ma era anche piena di grattacieli enormi che svettavano su un sottobosco di crimine e illegalità. Anche se in un primo momento venne trascurato, il film di Ridley Scott avrebbe dominato l’immaginario del design fantascientifico per almeno tre decenni.

Per Blade Runner 2049, quindi, il team di sviluppo ha provato a restare fedele al lavoro di Scott, aggiornando la tecnologia e creando un mondo che, in qualche modo, è già stato superato dalla realtà. "Volevamo una città grande, con un sacco di spazzatura", ha detto John Nelson, supervisore VXF per Blade Runner 2049. "Volevamo che venisse percepito dallo spettatore come un mondo usurato e analogico, non soltanto come un mondo digitale. "

Il team di produzione comprendeva il regista Denis Villeneuve e il team VFX di Nelson, ripartito sui diversi segmenti del film. Quando Nelson dichiara che il loro 2049 non è davvero un mondo – o meglio, un’epoca – digitale, non sta suggerendo che il film non fosse pieno di effetti in computer grafica. “Blade Runner 2049”, dice, “ha oltre 1200 effetti visivi, per un'ora e 38 minuti di VFX su un film da due ore e 43 minuti. Ma sono stati usati con giudizio, per contribuire a costruire un futuro che sembra esistere nello stesso universo e nella sequenza temporale del film originale”.

"Volevamo un noir del futuro, vecchio e nuovo, tutto allo stesso tempo", dice Nelson. "E questo è il motivo per cui penso che sia fedele al primo film. Vediamo una macchina moderna o volante e poi un bus del 1950 che attraversa la strada”.

E poi ci sono i dettagli infiniti che riempiono lo schermo, minuzie che si aggiungono per creare un mondo così massiccio e immersivo. In qualche modo, il 2049 prosegue sulla scia dell'originale, soprattutto riproponendo i massicci cartelloni di Atari e Coca-Cola che erano stati già messi in piedi nel 1982.

Oltre a questi due “sponsor” iconici, Nelson e la sua squadra hanno dovuto progettare ogni singolo logo del sequel, un compito enorme dato l’infinito orizzonte di possibilità della CGI. Il vecchio Blade Runner rifletteva l'ascesa del Giappone come gigante economico nei primi anni '80, tramite simboli nipponici sparsi in tutta la città. Il sequel ha avuto un’evoluzione notevole, con influenze cinesi e indiane che si innestano nell'architettura, nella segnaletica aziendale e nella pubblicità. Invece, la neve a Los Angeles è un cenno alle radici di Montreal del regista Denis Villeneuve, resa credibile dalle proiezioni sul cambiamento climatico.

Per fare tutto questo, Nelson si è incontrato più volte con i tecnici della NASA e ha incorporato nella pellicola alcune delle loro previsioni e suggerimenti. Guardando con attenzione il film, possiamo vedere alcuni di quei consigli messi in pratica. Nella Los Angeles di Blade Runner 2049, c'è un oceano impetuoso proprio dove oggi si trova l'autostrada 405. Ciò significa che il traffico di questa futura L.A. sarà ancora peggio di oggi, rendendo il tutto veramente distopico!