di Valeria Orlando

È vero: l'intelligenza artificiale può farci paura. Succede quando raggiunge degli obiettivi inattesi, e si dimostra molto migliore di noi in azioni che fino all'altro ieri erano considerate tipicamente umane. Non abbiamo fatto in tempo a riprenderci dalla vittoria dei computer sui campioni del mondo di scacchi, per esempio, che è arrivato AlphaGo ad abbattere anche l'ultimo baluardo, vincendo su tutti nel complicatissimo gioco orientale del go (esiste qualcosa di più complicato degli scacchi? Sì, esiste).

Ma qualche volta le cosa vanno anche in maniera diversa. Capita che, come si dice, “qualcosa è andato storto”. A quel punto, invece di preoccuparci, tiriamo un sospiro di sollievo. E magari ci facciamo anche una risata. Come di recente, quando un AI di Amazon ha incominciato a produrre e mettere in vendita delle custodie per cellulari con immagini tutt'altro che invitanti, o quantomeno curiose: piedi artritici, accessori sanitari e simili; chiaramente foto pescate sul web o in archivi di stock, ma con effetto molto straniante. Ovviamente il canale di vendita è subito corso ai ripari e nel giro di qualche ora le custodie non erano più disponibili, ma pare che dopo un po' ne siano uscite delle altre, e insomma la cosa è andata leggermente fuori controllo. Tempo fa, un incidente più imbarazzante capitò a Microsoft con un chatbot – un robot progettato per conversare in chat – che basava il proprio apprendimento su quello che scrivevano gli utenti di twitter. Bene, dopo pochissimo il bot iniziò a tirare fuori frasi aggressive, bigotte, razziste: in questo caso, bisogna dire, la pessima figura non la fece tanto l'intelligenza artificiale quanto quella umana.

L'ultima della serie è la creazione detta InspiroBot. Dal nome si capisce tutto: un robot progettato per generare automaticamente frasi ispiranti e motivazionali, con tanto di immagine. Ce l'abbiamo presente tutti, il genere: appena un po' sopra i baci Perugina, stile “Mira alla luna. Se sbagli, atterrerai tra le stelle”. Bene: ma qualcosa è andato storto. E il bot si è messo a creare poster che, al meglio, sono dei non-sense: “Basare la tua vita quotidiana sulla scienza crea solitudine”, dice uno. Ma c'è di peggio, perché spesso e volentieri l'effetto raggiunto è proprio quello anti-motivazionale, rasentando l'istigazione al suicidio: “Keep panicking” (“Fai bene ad avere paura”, potremmo tradurre a senso), con l'immagine di un uomo di spalle, fermo in un bosco immerso nella nebbia. Oppure: “Ripeti a te stesso: sono una persona orribile”, e “Se vuoi ottenere qualcosa nella vita, devi provare a essere morto”. Esilarante. Non si sa quale sia stato il problema in questo bot, di fatto una struttura molto semplice rispetto ai campioni di scacchi o di go. Ma sappiamo che il futuro ci riserverà molte sorprese: AI che funzioneranno sempre meglio, e ogni tanto qualcuno che ci strapperà una risata.