di Valerio Millefoglie

 

 

“Non farne copie. Non parlarne neppure al tuo vice. Per ogni questione che abbia a che fare col Gabinetto RS/33, passa prima da me”. Sono alcuni passaggi di un telegramma datato 13 giugno 1933. Quel giorno un “aeromobile non convenzionale” si schianta a Vergiate, in provincia di Varese. Il Gabinetto Rs/33, la cui sigla indica Ricerche Speciali, è un gruppo di studiosi che hanno ricevuto da Mussolini il compito di indagare su forme di vita marziana. Nell’antropologia marziana italiana sembrerebbe essere il primo caso documentato di avvistamento UFO. Da quel giorno ai giorni nostri, gli avvistamenti censiti sono quasi diciannovemila. Così, mentre une recente inchiesta del New York Times svela che dal 2007 al 2012 il Dipartimento della Difesa Americana ha finanziato il “Programma avanzato per l’identificazione delle minacce aerospaziali”, in Italia, stando ai dati del Centro Ufologico Nazionale, gli avvistamenti UFO sono in calo. Inoltre, sempre secondo il Centro ufologico, “La media dei casi attendibili si ferma ad una percentuale del 5-10%”. Le annate più importanti, le grandi ondate degli avvistamenti, pare siano legati a questi anni: 1950, 1954, 1973 e 1978. Andiamo a vedere cosa è successo.

 

“Ho parlato con un disco volante”, recita il titolo di un settimanale del 1950. Il 24 aprile ad Abbiate Guazzone, in provincia di Varese, un operaio di quarant’anni dice di essere uscito di casa e di aver incontrato un disco volante. Sempre un giornale dell’epoca scrive: “Bruno Facchini chiese cortesemente: Buonasera, posso aiutarvi in qualche cosa? I misteriosi uomini in scafandro risposero: Gurr! Gurr!”. Dalla provincia di Varese ci spostiamo allo stadio di Firenze durante la partita Fiorentina-Pistoiese. Sono le 14:30 del 27 ottobre del 1954 e l’allora terzino della fiorentina Ardico Magnini ricorda: “Si vide una luce e si fermò tutto. Giocatori, arbitro, tutti fermi in mezzo al campo a guardare il cielo. C’era una forma ovale sopra allo stadio, che illuminava. Si rimase tutti a bocca aperta a guardare quella bellezza”. Dal cielo cominciarono a piovere “bruscolini argentei”. La partita fu sospesa per invasione di campo. La spiegazione degli scettici è che in quel periodo erano in corso esercitazioni militari che disperdevano una sostanza chiamata chaff, e che serviva per confondere i radar nemici.

 

Rimaniamo in volo. La sera di venerdì 30 novembre 1973, i radar della torre di controllo dell’aeroporto di Caselle Torinese registrarono un oggetto che si muoveva con, secondo le fonti, “spostamenti bruschi a scatti orizzontali e verticali ad una velocità elevatissima», intorno ai 5.000 Km. Riccardo Marano, a bordo di un Piper in quel momento in atterraggio, fu guidato all’inseguimento dell’oggetto, che dopo varie incredibili acrobazie svanì nel nulla, provocando in quei mesi una psicosi aliena. Dal cielo, andiamo nel 1978, al tratto di mare compreso tra San Benedetto del Tronto e Pescara. In una trasmissione televisiva di quell’anno un pescatore raccontò: “Ho visto delle colonne d’acqua tre volte. Due volte andavano in aria. La terza volta, con una macchia nera in mezzo”. Poi, aggiunse: “I pescatori sono la faccia della sincerità. Non sono capaci di dire una bugia”. Quell’anno ci fu il picco di avvistamenti: 69. Nel 1976, pare, nemmeno uno. Nel 2017 ce ne sono stati 110.

 

Leggere la tabella degli avvistamenti dal 1900 al 2008 redatta dal Centro Ufologico Nazionale è una scoperta di luoghi di provincia: Coselli, Faborino Antico, Le formiche di Grosseto, Apecchio, Ardore Marina. Mi fa tornare in mente un avvistamento personale, quando a giugno del 2016, un caro amico, mi propose una gita domenicale a Vanzaghello, in provincia di Varese. Proprio quel mese erano comparsi dei cerchi nel grano. Il proprietario del campo aveva sporto denuncia contro ignoti. Così andammo a vederli prima che la natura rifocillasse il campo, facendo sparire i cerchi. Nel bar del paese gli sguardi ci giudicarono immediatamente forestieri. Incontrammo una donna che ci recitò a memoria il comunicato radio de “La guerra dei mondi” di Orson Welles. Poi, passeggiando in quei cerchi, fra alte pareti di grano, avvistammo un momento di libertà e di possibilità. Del tutto umano.