di Francesco Musolino

 

Alzi la mano chi non ha mai sognato di trovarsi nei panni di James Bond, l’agente segreto al servizio di sua maestà, invischiato in avventure adrenaliniche fra lusso, bellezza e trovate hi-tech. Il personaggio creato da Ian Fleming ha catturato la nostra curiosità e altri grandi autori, fra cui John Le Carré, hanno corroborato il personaggio della spia e il suo mondo pericoloso fatto di inganni e tranelli. Ma i tempi corrono veloci e oggi si parla sempre con maggiore insistenza della cosiddetta tech diplomacy. Ma di cosa si tratta e perché sta prendendo piede?

Il nuovo nome da tenere d’occhio è David Martinon, che il presidente Emmanuel Macron ha recentemente designato "ambasciatore francese per gli affari digitali", con giurisdizione sulle questioni digitali che il ministero degli esteri dovrà affrontare. Ciò include la governance digitale, i negoziati internazionali e il supporto per le operazioni di esportazione delle società digitali. Insomma, Martinon è l’uomo di fiducia nella Silicon Valley. La cosiddetta strategia digitale internazionale sta rapidamente diventando uno dei temi chiave dell’agenda di diversi paesi, attratti e incuriositi dalle potenzialità nonché desiderosi di avere le spalle coperte su questi nuovi temi, sovente fuori dalle normative già in vigore.

Uno dei primi paesi a muoversi in tal senso è stata la Danimarca che, all'inizio del 2017, ha nominato un ambasciatore "techplomacy" incaricato sull'industria tecnologica. Il suo nome è Casper Klynge ed è stato inviato nella Silicon Valley con l’esplicito mandato di imbastire e migliorare le relazioni con le principali aziende tecnologiche. Klynge vanta un mandato globale che si esercita su tre fusi orari – nella Silicon Valley, a Copenaghen e a Pechino – superando confini e regioni e ripensando in toto al concetto di diplomazia, connettendosi con hub tecnologici per poter operare in tutto il mondo. La techplomacy, di fatto, riconosce il ruolo chiave svolto dalla tecnologia sia per gli individui che per le società. Secondo Parag Khanna – scrittore e stratega geopolitico – in questi ultimi anni l’influenza delle migliori aziende tecnologiche sta crescendo esponenzialmente. Del resto nel 2016, il valore di mercato di Apple superava il prodotto interno lordo (pil) di due terzi dei paesi del mondo. E ancora, nel 2016 Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google Alphabet Inc. – ha ottenuto il premio Diplomat of the year, quale riconoscimento dei contributi di Google alle relazioni internazionali attraverso la responsabilizzazione dei cittadini a livello globale.

Le recenti nomine e la crescente importanza della diplomazia tecnologica testimoniano come la società stia metabolizzando attivamente il valore socioeconomico e politico del comparto tecnologico anziché subirne passivamente gli effetti. Giocoforza gli stati nazionali non sono più gli unici attori sulla scena, affiancati dalle metropoli digitali, ambiente nativo di questa inedita classe diplomatica, contribuendo a generare ed alimentare enormi impatti economici. Basti pensare che nel 2016, Google ha contribuito ad immettere ben 222 miliardi di dollari in attività economiche negli Stati Uniti.

Oggi, cento città in tutto il mondo, da sole, rappresentano il 30% dell'economia mondiale e quasi tutta l’innovazione sviluppata. Non solo, New York e Londra, insieme, rappresentano il 40% della capitalizzazione del mercato globale. Queste cosiddette città globali opereranno come dei magneti per l'attività economica, veri e propri motori della globalizzazione, divenendo – ancora secondo Khanna – le pietre fondative su cui si ergerà il futuro ordine mondiale. Non solo, ciò significa che la necessità di sviluppare infrastrutture per migliorare la connettività, trascenderà il confine stesso delle frontiere nazionali e in un futuro prossimo – ma non troppo lontano – la diplomazia potrebbe operare nella relazione fra due metropoli digitali anziché fra le nazioni. A quale futuro stiamo andando incontro? Lo sviluppo di nuove città-stato sembra essere un dato di fatto ma i loro interessi come influenzeranno le politiche globali? Nel frattempo la tech diplomacy è già una realtà che, certamente, giocherà un ruolo fondamentale negli anni a venire. Toccherà vigilare.