di Caterina Vasaturo

La nostra epoca è tra le più interessanti per la medicina. Sono soprattutto i radiologi a essere coinvolti nei cambiamenti apportati dall’Intelligenza Artificiale. I raggi X, la tomografia computerizzata (CT scan), l’imaging a risonanza magnetica (MRI) e la tecnica a emissione di positroni (PET) sono i consueti metodi per effettuare diagnosi e curare i pazienti. Il campo si arricchisce di procedimenti più sofisticati, che migliorano l’analisi e, conseguentemente, il trattamento. “Ogni mese ci sarà un nuovo algoritmo da integrare nelle soluzioni in uso”, osserva entusiasta Keith Dreyer, vicepresidente di Radiologia e Scienze Informatiche presso il Massachusetts General Hospital.

I dati da scandagliare sono aumentati a dismisura, rispetto agli anni Ottanta. Prima si visionavano, infatti, al massimo una cinquantina d’immagini per scansione, contro il migliaio di oggi. Un lavoro non solo noioso, ma anche soggetto a facile errore. Le innovative tecnologie di cui è finalmente possibile disporre agiscono come aiuto diagnostico, ottimizzando i tempi di esame. Si pensi ad Arterys, società specializzata nell’imaging medico intelligente su cloud, che ha sviluppato un rivoluzionario sistema per ottenere rappresentazioni dinamiche e in 3D del cuore, misurando il flusso sanguigno attraverso i suoi ventricoli, in soli 15 secondi.

I progressi raggiunti hanno spinto i più estremi a decretare l’inutilità dell’istruzione tradizionale e a proporre un ripensamento della formazione medica. Ma programmare un bot, anche il più moderno ed evoluto, e pensare di sostituirlo all’uomo sarebbe un grandissimo equivoco. Il futuro dei radiologi potrebbe essere paragonato a quello degli aviatori: accanto al pilota automatico resta l’individuo in carne e ossa nella cabina di guida. Allo stesso modo, il potere di calcolo e di sintesi dell’avanguardistica strumentazione radio deve supportare il medico e non scavalcarlo. Il potenziale dell’automazione è a dir poco strabiliante. La strada da percorrere, però, è ancora lunga. In ogni caso, il futuro prevedibile non sarà umano vs macchina, ma umano più macchina. È questa la coppia vincente. Se non puoi ‘sconfiggere’ l’avversario, unisciti a lui.