di Valeria Orlando

C'è un aspetto che raramente si considera, quando si parla di performance sportiva. Si pensa sempre a quella dell'atleta, e quasi mai a quella dell'arbitro. Tranne quando sbaglia (e viene riempito d'insulti). Eppure i giudici di gara devono essere spesso degli atleti come i giocatori, dotati di muscoli d'acciaio e polmoni da maratoneta; o comunque, nel caso di sport più statici, almeno di nervi saldi, riflessi pronti, vista laterale e occhio di falco. Per quanto gli arbitri possano allenarsi, e lo fanno, restano pur sempre degli umani, e quindi sono soggetti ad errore. Ecco che negli ultimi anni sono venute in soccorso delle tecnologie che migliorano la performance del giudice, in certi casi sostituendolo del tutto.

Nelle ormai lontane olimpiadi di Pechino 2008, in una gara di taekwondo la campionessa britannica Sarah Stevenson sferrò un calcio alto all'avversaria, un calcio che l'avrebbe portata alla vittoria. Peccato che gli arbitri commisero un errore clamoroso, non attribuendole il punto. La Stevenson fu sconfitta, fece ricorso, venne riammessa. Ma intanto un'ombra era stata gettata sull'affidabilità delle verifiche nell'arte marziale coreana. Così, ai mondiali di Baku dell'anno seguente, gli atleti vennero dotati di calzini magnetici e corpetti protettivi contenenti sensori elettronici. E dalle ultime olimpiadi, Rio 2016, i combattenti sono stati dotati di caschi sensibili, e possono richiedere il replay dell'azione in qualsiasi momento. “Il sensore sul casco”, spiega il direttore generale della Federazione mondiale di taekwondo Jinbang Yang, “è tarato su una soglia più bassa rispetto quello sul torso. Così gli atleti possono concentrarsi sulla precisione piuttosto che sulla forza”. E i combattimenti saranno più sicuri, più corretti e più divertenti.

Una innovazione tecnologica che ha cambiato non uno ma vari sport è stata quella dell'Occhio di falco. Facile gioco di parole: l'inventore dell'Hawk-eye si chiama Paul Hawkins. Ha un PhD in intelligenza artificiale, ma è anche un dilettante di talento nel cricket. “E questo ha aiutato, perché so esattamente di cosa ha bisogno il gioco”. L'occhio di falco, con un sistema di telecamere multiple che posizionano la pallina nelle tre dimensioni, riesce a localizzare l'oggetto nel posto in cui si trova, e anche a predire il posto in cui si troverà. Non è infallibile, ma quasi: un margine di errore di 5 millimetri nel cricket, e di soli 2,2 nel tennis. Questo arbitro artificiale che affianca quello in carne e ossa è attivo dal 2005 sui campi da cricket: si contano da allora solo quattro errori, nessuno dei quali decisivo. Grande impatto ha avuto anche nel tennis, forse maggiore che in tutti gli altri sport; mentre nel football e nel calcio, secondo il suo inventore, la tecnologia deve ancora esprimere tutte le sue potenzialità. E le applicazioni non si contano, dalle gare automobilistiche alle corse dei cavalli. Finché un giorno tutto sarà automatizzato, e non avrà senso protestare gridando: “Computer cornuto!”.