di Vanna Carlucci

Il 24 e 25 maggio si è tenuto lo State of the World's Plants a Kew, vicino a Londra, presso il Royal Botanic Gardens. Il Royal Botanic Gardens è considerato uno dei più importanti centri di botanica con i suoi due giardini a Kew e a Wakehurst, nel Sussex. Lo State of the World’s Plants invece è al suo secondo anno di vita ed è un evento basato su sei sessioni tematiche che ruotano intorno al problema dell’ambiente. Si tratta di una relazione annuale dove diversi relatori (128 scienziati provenienti da 12 paesi, e politici) intervengono a proposito di cosa influenzi o meno lo stato della natura e delle piante: cambiamenti climatici, estinzione, nuove scoperte.

Gli argomenti principali in discussione quest'anno sono stati: la foresta del Madagascar; il rischio immediato di estinzione dovuto al cambiamento climatico; gli incendi come male necessario; le piante invasive; il modo per rilevare le piante medicinali del futuro; la valorizzazione della natura e l'interrogativo su quali siano le piante più preziose.

Il mondo vegetale è estremamente importante per il nostro pianeta e per la vita, e come tale deve essere preservato: all’interno della cosiddetta biosfera, le piante rivestono un ruolo fondamentale perché regolano l’equilibrio dei fenomeni della nostra esistenza. Senza di essi non ci sarebbe vita, sarebbe addirittura impensabile. Proprio per questo il summit di quest’anno si è focalizzato sulla necessità, attraverso la raccolta di documenti, dati e immagini, di constatare oggettivamente in quale stato versa il nostro pianeta per quanto riguarda l’habitat vegetale.

Il Royal Botanic Gardens sfida la corsa sfrenata del tempo, sfida la precarietà cui la biodiversità è soggetta, sfida l’indifferenza e la scarsa informazione sulle proprietà salvifiche di certe piante e si pone come mezzo di ispirazione per una presa di coscienza etica verso il nostro pianeta.

Dal report di quest’anno è stato possibile fare un calcolo di tutte le nuove specie vegetali presenti sul nostro pianeta: grazie all’utilizzo di immagini satellitari sono stati individuati circa 1.730 nuove specie (Tibouchina rosanae in Brasile, Commicarpus macrothamnus Friis & O in Etiopia, 29 nuove specie di Begonia nelle foreste della Malesia, una nuova specie di albero Barleria mirabilis in Tanzania). Tra i dati emersi durante questo summit c’è anche quello relativo a circa 28 mila piante che possiedono importanti proprietà curative e altre, ritrovate nel Sud-Est asiatico e nel Centro-Sud dell’America, che possono essere studiate per cercare rimedi a malattie come la malaria o il morbo di Parkinson.

Inoltre i cambiamenti climatici hanno mutato anche il tipo di resistenza di certa vegetazione: da alcuni studi infatti si è potuto constatare come molte foglie o cortecce si siano rinforzate (in spessore e resistenza) di fronte ad una realtà che sta cambiando progressivamente i propri connotati tradizionali; si tratta di piante che sono in grado di resistere alla siccità, alle temperature elevate, agli incendi e a certe specie di parassiti. In una situazione abbastanza complessa come quella della salvaguardia delle specie animali e vegetali, queste recenti scoperte ci mettono di fronte a una realtà molto più poliedrica di quanto siamo soliti immaginare. Una sfida sull’(in)vulnerabilità del nostro pianeta e sulla sua continua evoluzione.