di Caterina Vasaturo

L’idea di un essere artificiale dalle sembianze antropomorfe è rintracciabile sin dai tempi antichi, addirittura nei miti e nelle leggende del mondo greco. Ma oggi c’è qualcosa che rende i robot ancora più “umani”. L’incontro faccia a faccia. Lo dimostra il recente studio realizzato dalle Università di Coblenza-Landau, di Würzburg e dell’Arts Electronica Futurelab. Ricorrendo a quattro diverse tipologie d’interazione, i ricercatori hanno sperimentato quanto la realtà virtuale, lo schermo 2D e quello 3D si rivelino insufficienti rispetto a un appuntamento live. Protagonisti un Roboy e un uomo, destinati a condividere poco meno di cinque minuti. Durante il tempo trascorso insieme, il robot si è rivelato un compagno ideale e servizievole: ha aiutato il suo partner a organizzare appuntamenti, ha effettuato per lui ricerche sul web ed è addirittura riuscito a trovare il regalo di compleanno ideale per sua madre. Un umanoide dalle prestazioni analoghe a quelle dell’uomo in termini di abilità, o persino superiori. Ciò che emerso con evidenza dall’esperimento è il dato secondo cui le persone che hanno partecipato dal vivo all’interazione con il robot sono state molto più propense a giudicarlo simile all’uomo, non nell’aspetto – caratteristica registrata, invece, nella realtà virtuale - ma nelle qualità.

A oggi, però, la maggior parte della gente non si è ancora relazionata in maniera diretta a un robot. L’approccio è virtuale e passa attraverso gli schermi di un televisore o di un computer. Si è piuttosto scettici rispetto all’idea di condividere con un automa la propria vita privata. Inquieta, probabilmente, l’aspetto troppo “umano” della macchina. Tutto ciò rappresenta una barriera significativa, se si pensa che in un futuro non molto lontano i robot saranno parte integrante della nostra quotidianità. Gli “androidi di servizio” saranno progettati per comunicare con gli esseri umani e per assisterli nei vari momenti della giornata. Le potenziali aree di applicazione variano dagli ospedali e case di cura agli alberghi. Forse è il caso di prepararsi al primo incontro. Non c’è poi così tanto da aspettare.