Siamo già entrati nell'era delle smart home, le “case intelligenti” dove gli elettrodomestici si connettono al Web e tengono traccia della abitudini degli inquilini: dal consumo di energia all'orario di rientro dei proprietari, fino a sistemi di sicurezza gestiti dallo smartphone. Ma cosa succederebbe se a connettersi fossero i mobili, come i divani o gli armadi a muro? Se lo sta chiedendo Ikea, il colosso svedese dell'arredamento, con un sondaggio online rivolto ai suoi stessi clienti. L'indagine è stata elaborata da Space10, il laboratorio tecnologico del gruppo, e verte più sulle aspettative dei consumatori che su applicazioni proposte da Ikea. Molti dei rispondenti hanno detto di aspettarsi tecnologie che «autino» gli inquilini, magari con linguaggio e intelligenza più umani di quelli generati finora dalla robotica. Ad esempio, sembrano particolarmente graditi sistemi capaci di memorizzare e indicare errori nella gestione della casa, per evitare che si ripetano in futuro. Una delle curiosità emerse dall'esperimento? La maggioranza dei partecipanti ha dichiarato di preferire una forma di assistente “gender neutral”: di genere neutro, senza connotazioni maschili o femminili della voce.