di Chiara Calpini

 

Cucina molecolare? Roba del secolo scorso. Ora l'innovazione tra i fornelli passa attraverso la robotica, ovviamente commestibile. Sono sempre più numerosi i progetti che applicano le recentissime tecnologie all'esperienza culinaria, tra i più interessanti spicca “Déguster l'augmenté”, esperimento pioneristico con cui la studentessa Erika Marthins ha svelato il lato dolce della robotica.

Marthins, classe 1992, è nata in Svezia ma si è trasferita in Svizzera per imparare il francese e conseguire una specializzazione in Media & Interaction Design presso l'ECAL, la Scuola d'Arte Cantonale di Losanna.  Sono tre i piatti “aumentati” e dispensatori di emozioni sinestetiche che ha realizzato combinando abilmente robotica di ultima generazione, tecnologia light-shaping e informazioni digitali. Ognuno di loro nasconde un segreto: il dessert di gelatina  che si muove come se fosse vivo, il lecca-lecca trasparente capace di rifrangere la luce e il disco di cioccolata che suona come quelli in vinile.

Il primo dei tre dolci è un piatto animato dove delle aggraziate appendici di color violetto si agitano come fiori carnosi in una leggera brezza. Per quanto difficile da credere, Marthins ha realizzato il “Dessert à l'Air” con attuatori in gelatina e tecnologia robotica fatta interamente di pezzi commestibili. Il Laboratorio dei Sistemi Intelligenti della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL) ha recentemente realizzato il primo robot commestibile al mondo. Batterie, sensori, transistor, elettrodi e, per la prima volta, anche gli attuatori in gelatina sono masticabili e digeribili. Il prototipo, costituito da un mix di gelatina, acqua e glicerina, non è tossico, è biodegradabile, biocompatibile e ecologicamente sostenibile. Potrebbe facilmente essere utilizzato in campo medico ed essere ingerito, ad esempio, per curare patologie legate allo stomaco. Verrebbe da chiedersi se in un futuro il robot mangerà l'uomo come spesso temiamo o, se al contrario, l'uomo mangerà il robot.

Il secondo dolce, o esperienza commestibile che dir si voglia, è un lecca-lecca che nasconde un messaggio segreto. Quando colpito da un raggio di luce il lecca-lecca trasparente proietta sulla superficie più vicina un messaggio che recita “Lumière Sucrée” (luce zuccherata). Per creare questo effetto Marthins ha lavorato con la tech company Rayform, che, grazie alla sua ricerca già pluripremiata sulla tecnologia light-shaping, è in grado di modificare parzialmente la superficie degli oggetti di lusso a cui è applicata per formare delle immagini attraverso la rifrazione della luce. Nel caso specifico del lecca-lecca, il modello necessario è stato calcolato attraverso una serie di algoritmi del computer. Il calcolo ha prodotto un file 3D che è stato poi applicato matematicamente sulla superficie del lecca lecca in modo da proiettare l'immagine richiesta. Si tratta di una tecnologia di ultima generazione che produce un effetto quasi magico e simbolico. Immagini care, frasi o ritratti, possono essere rifratte da oggetti della nostra vita quotidiana. Un'epifania emozionale dotata della stessa potenza evocativa che Proust affidava al biscotto madeleine nella Recherche.

Per il terzo dessert Marthins ha collaborato con gli chef dell'École Hotelière di Losanna per realizzare “Mange Disque”, un disco di cioccolata che, apoteosi dei sensi, permette di ascoltare e assaggiare il suono. Infatti, quando una puntina colpisce i suoi solchi, viene prodotto un suono distintivo. Almeno finchè l'opera non viene mangiata.

Marthins descrive i suoi dolci come “pezzi compressi di cultura commestibile”, facilmente declinabili secondo i gusti di ogni commensale. La cucina “aumentata” è per ora soprattutto un esperimento ludico e interattivo, ma i suoi sviluppi potrebbero essere molteplici, per gli chef e non solo. “Volevo creare un'esperienza diversa e personalizzata”, spiega l'inventrice, “che potesse farci riflettere sul nostro modo di mangiare e anche sul nostro rapporto con la tecnologia”. Ed è proprio sulla relazione/rivoluzione tra ciò che è familiare all'uomo, come il cibo e gli oggetti di casa, e i cambiamenti sempre più veloci imposti dalla tecnologia che Marthins vuole attrarre la nostra attenzione. A proposito di “BroomBroom”, un lavoro precedente che mixava la realtà virtuale con un oggetto di uso comune come la scopa e che è stato esposto al Salone del Mobile di Milano del 2016, Marthins affermava: “In un certo senso, questo progetto porta a chiederci quale sarà il futuro degli oggetti familiari. Come cambia la nostra relazione con loro quando diventano quasi capaci di affermare la propria esistenza, interagendo attraverso dei sensori e diventando sempre più connessi alle nostre reti di comunicazionì? Potrei guardare diversamente il mio spazzolino”, concludeva, “sapendo che è capace di registrare ogni singolo movimento nella mia bocca e che in questo modo può creare una forma di coscienza?”