di Francesco Musolino

 

L’uomo ha sempre avuto fame di conoscenza. Sin dalla notte dei tempi abbiamo alzato gli occhi a rimirare le stelle, interrogandoci sul nostro futuro e su altre forme di vita. La curiosità è sempre stato uno dei motori dell’ingegno umano, una molla evolutiva verso quelle scoperte che hanno cambiato la nostra vita, segnando una cesura temporale. C’è sempre stato un prima e un dopo nella storia dell’umanità. Ci affidiamo alla tecnologia ogni giorno, lasciamo che si occupi di tanti aspetti della nostra giornata e guardiamo con speranza ai tempi a venire. E proprio per questo la grande domanda è: cosa ci aspetta nel futuro? Quali grandi invenzioni incroceranno la nostra strada evolutiva negli anni a venire?

Nel 1965, un anonimo progettatore di chip di computer, Gordon Moore, pubblicò un documento, ormai celebre, in cui prevedeva che la potenza di calcolo, il numero massimo di porte logiche che potevano essere posizionate su un chip di silicio, presto avrebbe iniziato a raddoppiare anno dopo anno. Fu l’inizio di tutto. Difatti, la cosiddetta legge di Moore ha portato alla trasformazione di alcuni immobili derelitti a sud di San Francisco nella prestigiosa Silicon Valley, e da allora è scattata la nuova corsa all’oro, quella della ricerca di strabilianti innovazioni. Ci sono stati il personal computer, la creazione del web e lo smartphone: e adesso?

Il tasso di cambiamento codificato nella Legge di Moore si è lentamente attenuato, tuttavia ogni nuova innovazione sembra ancora più dirompente dell'ultima.

Oggi nella Silicon Valley ci sono una distesa, migliaia di start-up pronte a spiccare il balzo e centinaia di miliardi di dollari di capitale alla spasmodica ricerca della giusta idea da finanziare. Stanno tutti aspettando il nuovo Big One. Ma quale sarà? Che barriera infrangerà la Silicon Valley nei prossimi decenni? Una sfilza di futuristi, informatici, accademici, dirigenti e tecnici, ovvero gli uomini e le donne che hanno plasmato il mondo in cui viviamo oggi, hanno dato la propria previsione ad hoc.

Secondo Carol Bartz ex CEO di Autodesk e Yahoo “è proprio questa necessità di cambiare il più velocemente possibile che consentirà l’avvento della prossima innovazione. E anziché immaginarla, dobbiamo solo assicurarci gli strumenti necessari”. Concorda su questa linea Megan Smith – chief technology officer degli Stati Uniti 2014-17 – che afferma: “Abbiamo sviluppato una cultura imprenditoriale e le start-up sono il trampolino per il futuro. Ovunque ci porteranno”. Scott Hassan, co-autore del codice per il motore di ricerca di Google, non si sbilancia (“l'unica cosa che so per certo è che ci saranno più computer, saranno più veloci e faranno di più”) mentre Kristina Woolsey, conosciuta come la "madre dei multimedia" per il suo lavoro come direttore del laboratorio di ricerca di Atari e co-fondatrice del laboratorio multimediale di Apple, si espone: “la tecnologia è l’attore fondamentale, influenza le nostre scelte su dove andare a vivere e chi frequentare. Anche il commercio è cambiato e, con esso, l’intera società”. Andy Hertzfeld, co-fondatore di General Magic, afferma: “Ci sono due elementi da guardare con grande favore: l'apprendimento automatico dell’intelligenza artificiale e la realtà virtuale, in cui le cose artificiali vengono inserite nel mondo reale, indipendentemente dal fatto che siano oggetti o personaggi o persone”. Anche Marissa Mayer, ultimo CEO di Yahoo, concorda (“l’AI è il futuro, ci sono infinite possibilità e non dobbiamo aver paura di cosa ci aspetta”) trovandosi sulla stessa linea di Tiffany Shlain, fondatore dei Webby Awards: “In futuro le abilità di cui avremo più bisogno come l'empatia, la creatività e il pensiero interdisciplinare sono tutte cose che le macchine non potranno mai avere. Per questo motivo non ha senso aver paura degli automi”. Tocca a Jim Clark, co-fondatore di Silicon Graphics, Netscape e altre compagnie, alzare il tiro: “Dovremo connettere gli umani ai computer. Dalla VR passeremo ad un casco che capta i segnali neurologici dal cervello e li usa per controllare le cose. Sono abbastanza sicuro che tra 20 anni saremo in grado di ottenere un'interfaccia uomo-macchina avvolta attorno a un'interfaccia diretta con la corteccia cerebrale, dialogando con il nervo ottico. Controlleremo sicuramente i computer con pensieri, e penso che sempre più avremo sistemi ibridi di tipo biologico e computerizzato, e saranno lì per rendere gli umani più efficaci di qualunque cosa”. Un ottimismo visionario che trova d’accordo anche Scott Hassan: “Guardiamo alla Silicon Valley con fiducia, il futuro che ci aspetta ci regalerà un mondo fantastico in cui gli uomini e i robot dialogheranno l’uno a fianco all’altro. Ho grandi speranze”.

E dunque non ci resta che attendere, continuando a guardare le stelle. E la Silicon Valley.