di Valerio Millefoglie

Mettendo in ricerca su Google la frase “My phone is possessed” vengono fuori circa 2.340.000 risultati in 0,57 secondi. Digitando “My android phone is possessed” ne escono circa 2.770.000 in 0,28 secondi. Le stesse cifre si hanno specificando iPhone 6 o “fix possessed phone”. Quale sia la marca o il modello, tutti sembrano avere la stessa funzione: la funzione fantasma. Proprio nella sezione discussione del sito della Apple un utente scrive: “Il mio telefono è posseduto. Si muove senza che nessuno lo tocchi”. Un altro risponde, “Chiama un sacerdote”. Navigando fra i thread a tema nei forum si legge di app che si aprono da sole, schermi che nella notte illuminano e terrorizzano, rubando il posto ai mostri nell’armadio. Fra i 636.000 video di YouTube ce ne sono molti in cui il protagonista è lo schermo del telefono: i numeri si compongono da soli, le foto si aprono come evocate. In un video un pastore invoca Siri, che secondo la sua credenza ha la capacità di mettersi in contatto con le anime delle persone.

In ogni epoca la tecnologia porta la magia, perché porta qualcosa che prima non c’era. Manipola l’invisibile, si connette con un altro mondo, facilmente scambiabile con l’altro mondo. La tecnologia sposta il concetto di realtà, cambia le cose. In informatica i demoni esistono: sono i programmi eseguiti in background, cioè senza che l’utente li controlli in prima persona; un esempio sono i programmi peer to peer o alcuni processi dei sistemi operativi. Damien Williams, professore di filosofia alla Kennesaw University, racconta nel podcast Mindful Cyborgs che questo tipo di magia, di sovrannaturale, descrive un sistema di relazioni di causa ed effetto dipendenti dall’emotività dei soggetti. La vita digitale amplifica e potenzia le persone, ognuno di noi può 'volare' nelle tasche degli altri, in uno smartphone a chilometri di distanza, in un’altra una nazione. Come dire che alla fine, questi fantasmi, queste creature invisibili, sono i nostri pixel. Siamo noi.