di Riccardo Meggiato

 

Partiamo da due presupposti. Il primo è che ogni casa è ormai riempita di onde wireless generate non solo da dispositivi prettamente informatici ma anche da quelli della così detta Internet of Things. Il secondo è che queste onde sono utilizzate prevalentemente a scopo d’intrattenimento e lavoro, sfruttando le loro proprietà “attive”. Cosa succederebbe se, invece, ne sfruttassimo quelle passive? Si tratterebbe, insomma, di trasformarle in onde come quelle dei radar, che una volta inviate ritornano indietro fornendoci dati precisi su tutto quello che hanno incrociato. Dopotutto, le comuni onde WiFi sono onde radio esattamente quanto lo sono quelle utilizzate proprio dai radar.

Che farcene di una tecnologia del genere? All’Università di Bristol ne hanno un’idea molto precisa, che ha a che fare con la salute e il monitoraggio dei pazienti a domicilio. E che rientra nel progetto SPHERE (Sensor Platform for Healthcare in a Residential Environment), dedicato proprio a tutti quei sistemi di sensori con cui controllare i pazienti direttamente dal loro ambiente domestico. A partire da ottobre 2018 e per un arco di tre anni, forti di un finanziamento da 1.5 milioni di sterline erogato da EPSRC, Toshiba e Decawave; i ricercatori di Bristol, coadiuvati da quelli delle Università di Oxford, College London e Coventry, cercheranno dunque di ripensare alle onde WiFi e al loro utilizzo.

Intendiamoci: se tutto andrà per il meglio, potremo usare queste preziose onde come abbiamo sempre fatto, ma le sfrutteremo anche quando, abitualmente, non sono utilizzate.

Si tratta, dunque, della summa di tutto ciò che serve per promuovere la lotta a malattie quali diabete, demenza, artrite, depressione e asma. Tutte patologie in cui la riabilitazione tra le mura domestiche riveste un ruolo essenziale. E che rappresentano una spesa enorme per la sanità pubblica, se pensiamo che nel solo Regno Unito assorbono circa il 70% del budget ospedaliero.

E così ecco OPERA, un sistema di ricezione passiva di onde già presenti nell’ambiente domestico. L’idea è quella che ogni dispositivo wireless, che si tratti di un comune router, di un frigo collegato alla Rete, o di una cornice digitale, emette onde radio. Queste, prima o poi, incontrano pareti, porte, oggetti ed esseri umani. Avendo la capacità di intercettare le onde riflesse, tramite un apposito ricevitore, sarebbe quindi possibile ottenere una grossa quantità di dati relativa ai comportamenti dei pazienti tra le mura di casa. Certo, riconoscere questo genere di informazioni, scremandole da quelle spurie, non è cosa semplice, ed è per questo che il progetto triennale, che avrà termine nel 2021, terrà conto non solo della tecnologia elettronica ma anche di quella software. Scomodando un tema molto in voga di questi tempi: il Deep Learning.

Il dottor Robert Piechocki, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, nonché elemento di spicco del Department of Electrical and Electronic Engineering all’Università di Bristol, commenta: “Siamo già, e sempre più circondati, da onde radio sviluppate in origine per trasportare intrattenimento e informazioni. Ma cosa accadrebbe che trovassimo altri scopi per questi sistemi radio? Speriamo di dimostrare che il rilevamento passivo è un’opzione perseguibile”.

Il Dottor Raul Santos-Rodriguez, docente in Data Science e Intelligent Systems, ha aggiunto: “La minima invasività del sistema OPERA ci permetterà di effettuare il riconoscimento di attività su lunghi periodi di tempo, utilizzando le più recenti tecniche di intelligenza artificiale. Queste attività forniranno informazioni accurate su comportamento e stile di vita di un individuo”.

Questa idea così innovativa, ma al tempo stesso così economica da implementare, potrebbe avere un forte impatto non solo nel nostro modo di intendere la medicina, ma anche in svariati altri campi ove occorre uno studio approfondito delle nostre abitudini. In fondo siamo ancora all’inizio dello studio, ma l’eccitazione del mondo scientifico, e non solo, è già altissima.