di Valerio Millefoglie

Se “la spada della giustizia non ha fodero”, come disse il filosofo Joseph de Maistre, oggi però ha software e tecnologie sempre più avanzate. Il Journal of Research in Crime and Delinquency ha pubblicato una ricerca che potremmo definire di “scienza comportamentale dell’ordine pubblico”. La ricerca è stata condotta nei laboratori della Complex Social Interaction dell’università di Washington. David Makin, a capo del team di ricercatori, ha analizzato i dati provenienti dalle body-worn cameras, le telecamere da indossare nel taschino che filmano gli interventi delle forze dell’ordine. Makin ha visionato più di duemila video di interazione tra agenti di polizia e cittadini, catalogando le dinamiche interpersonali e decisionali. Sono stati presi in esame diversi fattori e dati biometrici, come l’ora del giorno, la posizione, l’illuminazione, il numero delle persone presenti sulla scena del crimine, il sesso, la razza, lo stress verbale e fisico degli agenti e della comunità, e l’intensità della loro relazione. La ricerca si prefigge infatti di aiutare le agenzie di pubblica sicurezza a migliorare le relazioni tra agenti di polizia e le comunità dei cittadini, per ridurre i conflitti e aumentare il benessere tra gli individui.

I dati ottenuti dalle registrazioni audio-visive e dalle analisi biometriche serviranno per progettare algoritmi e nuovi software. I processi decisionali delle guardie, dei ladri, di chi passa, dovrebbero servire a creare un mondo in stile Minority Report: se ancora non siamo in grado di vedere nel futuro criminale, dovremmo essere almeno in grado di gestirlo al presente nel migliore dei modi possibili. Sembra questa la chiave della ricerca. L’Axon, la società che ha brevettato la pistola TASER, e il cui claim è “Proteggere la vita”, ha investito nello sviluppo di questa ricerca. “L’uso della forza non è sempre negativo - ha dichiarato David Makin - ci sono momenti in cui deve verificarsi e dobbiamo capire non solo quando questo accade, ma anche come accade. Il nostro è il primo studio che tenta di contestualizzare l’uso della forza, cercando di analizzare quanto rapidamente si verifica, quali siano la gravità e la durata”.

Dale Willits, professore di criminologia dell’università di Washington e fra i ricercatori della CSI, ha detto: “Una delle grandi sfide è capire come tradurre in pratica i risultati di questa ricerca”. Ancora una volta torna in mente il romanzo di Philip K. Dick e il concetto di “pre-crimine”. In un dialogo del libro, uno dei protagonisti dice: “Noi arrestiamo degli individui che non hanno infranto alcune legge”. Un altro personaggio puntualizza: “Ma che sicuramente la violeranno. Per fortuna non lo faranno perché noi li prendiamo prima che possano commettere un’azione violenta. Noi diciamo che sono colpevoli. Loro, d’altro canto proclamano in eterno la loro innocenza e, in un certo senso, sono innocenti”. La giustizia non più divina ma tecnologica.