di Iacopo Barison

 

 

Mai come in questi ultimi tre anni, durante i quali il big bang dell’ecosistema digitale ha dato origine a bolle tanto attraenti quanto difficili da controllare – una su tutte il caso bitcoin – le strategie di crescita adottate da molte aziende sono a rischio di implosione. Di nuovo – per l’ennesima volta – il conflitto fra “globale” e “locale” diventa cruciale, ma se cessasse di essere una lotta e si trasformasse in pacifica convivenza, o ancora meglio in una proficua collaborazione? Questi sono soltanto alcuni degli scenari emersi da una ricerca effettuata da Accenture, la multinazionale di consulenza e direzione strategica, con sede principale a Dublino, specializzata proprio in servizi tecnologici e outsourcing. In fondo, stiamo parlando di due facce della stessa medaglia, e non di poli ideologici opposti, costretti per natura a farsi la guerra. E non bisogna scomodare nemmeno la letteratura scozzese e uno dei suoi padri, Robert Louis Stevenson, che con Lo strano caso di Dr. Jeckyll e del signor Hyde raccontava quanto nature e inclinazioni diverse potessero convivere nel medesimo corpo. Stavolta si tratta, per l’appunto, di semplice sinergia, di collaborare per lo stesso fine.  

Alla luce di tutto ciò, non stupisce che numerose aziende stiano collaborando con piccole imprese del settore high-tech, dando vita a partnership favorevoli per entrambi. In passato, interagendo direttamente con gli “estranei” – consumatori, fornitori, università e perfino i competitors – i colossi dell’economia sono stati in grado di sviluppare processi di innovazione altamente efficienti e prodotti differenziati, fortemente orientati al cliente. Eppure, la ricerca che ha coinvolto 200 grandi aziende e 200 piccole imprese high-tech fra Cina, India e Stati Uniti ha dimostrato che queste iniziative di innovazione aperta non hanno portato i risultati sperati. Fino ad ora, perlomeno.

Il fallimento si deve principalmente a tre tipi di deficit irrisolti, purtroppo decisivi: divari strategici, operativi e culturali tra i partner. La ricerca di Accenture, però, che come testimonia la freccia sopra la “t” nel suo logo guarda sempre al futuro, ha anche rivelato come le aziende possono aggirare tali deficit puntando sulla cosiddetta “innovazione aperta”. Ma cosa significa esattamente? Seguendo un piano d'azione in tre fasi, i grandi colossi possono affrontare le sfide della partnership, attingere a un ecosistema più ampio e infine trasformarsi in innovatori attivi e soprattutto di successo.

Stando ai dati rilasciati, inoltre, circa l’85% delle imprese affermate di Cina, India e Stati Uniti ritiene che la collaborazione con i rivali minori potrà dar loro accesso a tecnologie rivoluzionarie, aiutandoli a prosperare nei nuovi mercati. Possono esserci, tuttavia, tre tipologie di deficit che frenano queste collaborazioni.

Il primo è quello di apprezzamento, dove all’inizio della collaborazione le parti potrebbero non apprezzare appieno la natura delle opportunità presentate – questo, com’è ovvio, può dipendere da una riluttanza della grande azienda a riconoscere i vantaggi derivanti dall'innovazione tecnologica, oppure dall'incapacità della piccola azienda di convincerla riguardo al valore (e spesso alla rilevanza) della propria offerta rispetto alla loro tipologia di business.

Il secondo, invece, è un deficit di collaborazione. I soggetti potrebbero non riuscire ad assimilare le priorità strategiche, gli obiettivi e i bisogni reciproci. In questo modo, la piccola impresa high-tech non può personalizzare la sua offerta tecnologica e soddisfare così le esigenze dei grandi partner.

Il terzo e ultimo, ma non meno importante, è il deficit di applicazione. Quando arriva il momento di aumentare gli sforzi – per uno strano paradosso, spesso derivante da risultati iniziali non esaltanti – viene a mancare il supporto da parte di entrambi i partner.

Nonostante ciò, il modello in tre fasi di Accenture Driving Agentsively Return of Open Innovation Technology (ADROIT) spiega come affrontare con successo i deficit di partnership e sfruttare l’innovazione aperta per crescere e aumentare così la propria competitività. Il primo passo è allineare l’offerta tecnologica delle piccole imprese high-tech con le strategie di business della grande azienda. Dopodiché bisogna istituire un modello operativo che garantisca il prima possibile dei guadagni, sia per quest’ultima che per i partner più piccoli, in modo che il supporto rimanga costante. Così facendo, i principali rischi verranno aggirati e si dimostrerà una volta per tutte che collaborare è meglio che lottare per un’utopica supremazia.