di Caterina Vasaturo

Il passato lascia tracce indelebili nel presente. La teoria dei corsi e ricorsi storici si manifesta ciclicamente in tutta la sua evidenza. Anche in ambito tecnologico. Ne è prova la ricerca portata avanti dall’Istituto universitario di Kyoto per le scienze dei materiali integrali (iCeMS), dall’Imperial College di Londra e dalla City University di Hong Kong. Un gruppo di studiosi si è, infatti, lanciato in un salto a ritroso di migliaia e migliaia di anni, risalendo addirittura alle antiche scoperte mesopotamiche, con uno scopo ben preciso: utilizzare i primitivi metodi degli abitanti di Ur per sviluppare nuovi e singolari materiali, capaci di catturare e conservare l’anidride carbonica.

Le membrane a matrici miste (MMM), filtri ultra sottili polimerici in grado di separare le miscele gassose, ad oggi non sembrano essere completamente all’altezza del compito. Secondo il professor Sivaniah hanno il limite di essere troppo lente e poco selettive. Per questo perdono la lotta contro le quantità di biossido di carbonio emesse dalle più grandi centrali elettriche a base di combustibili fossili. Di qui la necessità di differenziare le emergenti tecnologie CCS - Carbon Capture and Storage - accelerandone le attività pilota e d’attuazione. Sivaniah intuisce che per soddisfare le richieste e abbattere i danni della CO2 occorre optare per qualcosa di rivoluzionario. La soluzione arriva repentina, ricorrendo ai MOF, composti cristallini progettati e sviluppati dallo scienziato giapponese Susumu Kitagawa, costituiti da ioni metallici e da leganti organici. Incorporando queste particelle di dimensione nanometrica nel PIM-1, polimero di ultima generazione, originariamente scoperto dai professori Peter Budd e Neil McKeown dell’Università di Manchester, il team internazionale è riuscito a creare membrane a matrice mista con una più efficiente selettività. Il risultato è eccezionale e permette anche di ridurre considerevolmente i costi dei sistemi di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica su larga scala, tanto da farli rientrare nuovamente nel campo dell’accettabilità politica.