di Gianmaria Raimo

Sono tante le sfaccettature che il nuovo mercato del lavoro – così come modificato dalla presenza di attori non-umani – offre alla cronaca e all'analisi: di queste, solo la più ovvia e pessimistica segue lo schema 'macchina-sostotuisce-uomo'. Ci sono computer che togliendo all'uomo i compiti solo meccanici, ne liberano le energie creative; ci sono intelligenze artificiali che devono essere addestrate, creando nuove figure professionali (umane). Ci sono poi nuovi lavori tout court, che prima non esistevano perché non alla portata delle capacità umane, e che non tolgono niente a nessuno, anzi aumentano l'efficienza sia privata che pubblica. È il caso di Tax Foresight, il nuovo consulente virtuale che da qualche mese aiuta imprese e professionisti a prevedere le decisioni dei giudici tributari, mettendoli in grado di scegliere se iniziare un contenzioso o no.

Succede in Canada, grazie alla joint venture di due aziende: la Thomson Reuters, che è una società leader nel settore della consulenza per società e professionisti, e la Blue J Legal, specializzata nell'utilizzo in ambito giuridico dell'intelligenza artificiale. Commercialisti, consulenti del lavoro, fiscalisti, avvocati tributari: queste le categorie potenzialmente interessate. Cosa fa questo tipo di macchina intelligente? Innanzitutto è in grado di muoversi con una rapidità impressionante all'interno della giungla di norme e sentenze che costituiscono le fonti del diritto tributario (ricordiamo che i precedenti sono importanti perché, in particolare nei sistemi di common law in vigore nei paesi anglosassoni, hanno valore di legge). In più, ed è qui che l'artificio diventa intelligenza, è in grado di immaginare gli sviluppi pratici del caso concreto, così come sottoposto dal cliente. Infine, Tax Foresight incrocia i possibili scenari con le norme più adatte, e restituisce un output sconvolgente: nientemeno che la previsione della sentenza. È cioè in grado di prevedere con sufficiente approssimazione quale sarà la decisione del giudice.

I vantaggi sono immediatamente comprensibili: i professionisti, e quindi tutta la vasta gamma dei loro clienti, possono decidere che comportamenti assumere a ragion veduta, e non fidandosi semplicemente dell'esperienza o del fiuto. E la giustizia tributaria, indirettamente può trarne il beneficio dello snellimento e dell'efficienza, perché non sarà più oberata da cause inutili. Certo, l'algoritmo che entra nella testa del giudice non è la sfera di cristallo del mago: non prevede il futuro con certezza, e si potrà sempre dare il caso in cui un giudice decida diversamente dal risultato prodotto dalla macchina. Ma almeno, ci si potrà consolare dicendo che sicuramente è il giudice ad aver sbagliato.