di Valentina Della Seta

Centoventi giorni in giro per l’Europa, visitando più di cento sale cinematografiche. L’idea era quella di cercare di capire in che modo i cinema indipendenti si stiano reinventando per sopravvivere alle difficoltà dovute al fatto che ci troviamo in un’epoca in cui è diventato sempre più facile guardare i film da casa. I francesi Agnes Salson, laureata alla scuola di cinema La Fémis, e Mikael Arnal, filmmaker, hanno creato il progetto - autofinanziato con un crowdfunding - e compiuto il viaggio nel 2016, alla ricerca delle tendenze più innovative per la salvaguardia del cinema.

Salson e Arnal si sono resi conto che il cinema come luogo di aggregazione sociale e culturale non ha alcuna intenzione di scomparire, e che l’offerta può anzi diversificarsi e arricchirsi grazie alle idee e al coinvolgimento diretto del pubblico. Ecco una serie di casi in cui i cinema sono stati salvati proprio dall’impegno dei cinefili. A Belgrado e a Roma il cinema Zvezda e il Cinema America sono stati occupati dai giovani del quartiere per evitarne la distruzione o riconversione in mini-appartamenti. A Londra si è fatto anche di più: il Deptford Cinema è stato infatti finanziato e costruito interamente da volontari, che adesso ne gestiscono anche la programmazione.

Interessanti sono i casi di cinema che di notte si trasformano in bar o club per ballare: succede a Budapest, al Toldi Mozi, cinema dove si organizzano anche festival e mostre d’arte di giorno, e che diventa discoteca di notte. Ma se il cinema è sempre al centro della scena, le variabili sono molte di più. In Danimarca ad esempio c’è il Copenhagen Radio Cinema, che organizza ogni mese la messa in onda di podcast notturni. A Santiago di Compostela c’è il Numax, che offre nello stesso spazio sala cinematografica, libreria, caffè e un laboratorio di grafica e video. A Berlino c’è il Zukunft am Ostkreuz, che offre cinema e assaggi di birra prodotta nel microbirrificio artigianale. Il più originale di tutti è forse però l’Up Outdoor Cinema, un cinema pop-up che durante l’estate si sposta lungo la costa di Lozenet, sul Mar Nero, creato da un team di architetti e designer bulgari. Se c’è una cosa che viene fuori mettendo vicine tutte le diverse realtà fotografate dallo studio di Agnes Salson e Mikael Arnal è il fatto che, ovunque in Europa, c’è ancora la voglia di mettersi in gioco e lottare per continuare a poter vivere il cinema come esperienza collettiva e non di isolamento.