di Dario De Marco

Le economie dei paesi del Golfo arabo sono basate, com'è noto, principalmente sull'estrazione di petrolio e di gas. Queste immense ricchezze naturali hanno portato nel giro di pochi decenni quelli che erano paesi semideserti e basati su economie di sussistenza, alla ribalta della scena mondiale. Ciononostante, proprio questa grande forza è diventata con il tempo anche una debolezza, dato che il fatto di poter fare affidamento su risorse abbondanti di materie prime non ha fatto crescere l'economia in modo armonico. Certo non è l'alta finanza il fiore all'occhiello dei paesi arabi, né lo è la tecnologia. Ma questa situazione potrebbe cambiare in breve tempo: almeno questa è l'analisi dell'esperta nel settore Bana Akkad Azhari, espressa di recente sul sito specializzato Trade Arabia.

L'analisi parte da un dato di fatto innegabile e convincente: le società di questi paesi sono giovani, dominate almeno numericamente dai millennial. Nelle nazioni del golfo circa il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. E il settore fintech inizia a muoversi e a conquistare una propria credibilità all'interno dell'ingessato mercato del business arabo, grazie alle start up che si occupano di pagamenti online: PayFort (Emirati Arabi), Fawry (Egitto) e Madfoo3atCom (Giordania).

La diffidenza che secondo quest'analisi caratterizza i paesi arabi nei confronti della finanza innovativa non è del tutto ingiustificata: le monete virtuali ad esempio non sono ancora ritenute sicure, e il rischio che vengano usate per operazioni di riciclaggio, o che al contrario vengano bloccate da regolamentazioni troppo rigide, le rende poco appetibili. Ma recenti innovazioni fintech come Blockchain, il sistema che blinda le criptocurrency, possono cambiare le carte in tavola. Innovate Finance, un consorzio multinazionale di imprese fintech con sede a Londra, ha di recente intrapreso operazioni in Bahrein e Emirati Arabi Uniti. E Infosys, uno dei suoi membri, è stato protagonista, in qualità di facilitatore digitale, di una grossa operazione finanziaria presso l'istituto Emirates NBD, operazione effettuata proprio tramite Blockchain.

La crescita si vede anche da altri dati: mentre nel 2008, anno in cui è scoppiata la crisi globale, non c'era nessun incubatore o acceleratore digitale nella regione del Medio Oriente, nel 2015 ce n'erano 16. E più della metà di queste nuove imprese si sono dimostrate disponibili a investire nel fintech entro i 12 mesi successivi alla loro nascita. Creare hub nel settore può rappresentare una situazione win-win: per gli Stati che vedono le loro economie divenire più dinamiche, e per le imprese che possono godere di facilitazioni; come accade nell'Abu Dhabi Global Market, un incubatore all'interno del quale vige una parziale deregolamentazione per i primi due anni nei confronti delle nuove imprese. E così i paesi del golfo si preparano ad abbandonare i combustibili fossili per entrare a pieno titolo nell'economia 3.0.