di Andrea Lamberti

 

Pochi mesi fa un software della Sony ha composto Daddy’s car, che passa per essere la prima canzone mai scritta da un computer. Il programma, chiamato Flow machine, consulta 13mila canzoni di vario genere e a partire da quelle crea le nuove melodie. D’altra parte ogni musicista ha le orecchie piene di pezzi già noti da cui trae ispirazione. Così per Daddy’s car un compositore, Benoit Carré, ha scritto le parole e ha scelto lo stile musicale, mentre lo spartito è stato generato dal programma. Il risultato è che la canzone ricorda un po’ Good day sunshine dei Beatles.

Flow machine è solo uno dei tanti progetti del genere, e mentre proprio in questi giorni il software sta lavorando alla creazione di un intero disco, ci si domanda se questo possa ambire a competere davvero nelle classifiche. E, nel caso, chi andrà a suonarlo ai concerti, probabilmente oggi la prima fonte di guadagno delle case discografiche?

Le applicazioni più immediate paiono dunque realisticamente le colonne sonore di videogiochi e pubblicità. Jukedeck è un altro tipo di software per comporre musica, sviluppato tra l’altro non da due ingegneri, ma da due amici musicisti alla soglia dei 30 anni, Patrick Stobb e Ed Newton-Rex, laureati a Cambridge e appassionatisi alla programmazione per caso, dopo aver assistito a una lezione.

Jukedeck funziona più o meno come Flow machine, ovvero sulla base di centinaia di spartiti che vengono analizzati per capire le probabilità che a una certa nota ne segua un’altra. Alla base di simili programmi c’è la tecnologia delle reti neurali artificiali, cioè dei modelli matematici ispirati al cervello umano.

Anche Google sta facendo esperimenti del genere con Magenta, altro software per la composizione musicale. E Deep mind, società inglese che si occupa di intelligenza artificiale, controllata dal celebre motore di ricerca, ha caricato dei campioni di pianoforte in un programma, Wave net, solitamente adatto a creare file audio vocali. Quest’ultimo, digiuno di istruzioni su come funziona la musica, una volta richiesto di provare a comporre ha prodotto una serie di brevi brani che sembrano jazz sperimentale.

Storicamente la prima vera canzone scritta da una macchina pare sia la Iliac suite, composta nel 1957 all’Università dell’Illinois da un computer programmato dal compositore Lejaren Hiller, che la eseguì poi con il suo quartetto d’archi. Oggi la sfida più promettente è di creare musica digitalmente in tempo reale, così per esempio da averla incalzante se il ritmo di un videogioco sale. Ma è inutile dire che un simile sistema può anche costare il posto di lavoro a tutti coloro che oggi elaborano i sottofondi delle pubblicità, garantendo un risparmio notevole alle aziende.