di Simone Cosimi

Mentre si marcia verso l’auto autonoma e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’ecosistema dei veicoli del (prossimo) futuro, le quattro ruote iniziano a farsi strada da sole. Nel vero senso della parola. Senza, cioè, dover disporre di complicati modelli di mappe tridimensionali all’interno di contesti stradali ottimamente segnalati, con indicazioni orizzontali e verticali, in buone condizioni, corsie contrassegnate e spartitraffico “leggibili” dai cervelloni che sovrintendono la marcia. Si tratta del motivo per cui costruttori e altri colossi hi-tech portano avanti i test esclusivamente su strade urbane o, addirittura, all’interno di “città artificiali” costruite ad hoc.

Adesso un gruppo di ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del Mit di Boston, il cosiddetto Csail, stanno lanciando il cuore (virtuale) oltre l’ostacolo. Stanno cioè sviluppando un nuovo sistema che consente alle auto driverless di inoltrarsi su strade secondarie, se non addirittura di campagna, in ogni caso su percorsi mai solcati in precedenza. Senza l’ausilio di una mappatura tridimensionale. Il sistema si chiama MapLite e in realtà funziona in modo più semplice di quanto si possa credere: combina semplici dati Gps, come quelli facilmente estraibili da piattaforme come Google Maps, con le informazioni acquisite da una serie di sensori che osservano e analizzano continuamente le condizioni della strada e dei dintorni. 

Questo incrocio di tecnologie ha consentito al team di ricercatori di condurre le vetture su una serie di strade sterrate a Devens, in Massachusetts, un’ora da Boston, leggendo il percorso e le sue condizioni con oltre trenta metri di anticipo. Quanto sufficiente a non combinare pasticci e, anzi, a mandare il veicolo senza guidatore nei meandri delle campagne. “Le auto usano queste mappe per capire dove si trovano e cosa fare in presenza di nuovi ostacoli come pedoni e altri veicoli – ha spiegato Daniela Rus, direttrice dello Csail – d’altronde il bisogno delle mappe tridimensionali dettagliate limita il raggio d’azione delle auto autonome”. Come dire: occorre pensare davvero al futuro dei veicoli senza conducente anche al di fuori delle metropoli più scintillanti o dei contesti più ordinati sotto il profilo della segnaletica stradale. Se l’auto driverless vuole fare breccia deve sapersi muovere anche all’esterno dei contesti più semplici da leggere e per i quali disponiamo di precise mappature 3D.

Nel dettaglio, MapLite sfrutta tutti i sensori per gestire la navigazione in tempo reale e si affida ai dati Gps solo per ottenere una stima della localizzazione dell’auto. Poi procede per obiettivi continui, quelli che in qualche modo ricadono nel “raggio di visione” del veicolo, orientati al raggiungimento della destinazione finale. Come se il tragitto fosse una corsa divisa in centinaia se non migliaia di brevissime tappe. La chiave del sistema è il lidar, Light Detection and Ranging, una tecnica che consente di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie sfruttando un impulso laser.

Sembra un elemento secondario, per chi pensa che i veicoli autonomi possano essere relegati ai contesti urbani. Eppure, lo crede in particolare l’amministrazione statunitense, non è proprio così. Lo scorso anno al Salone di Detroit la segretaria statunitense ai Trasporti Elaine Chao ha spiegato che per l’industria dell’auto è fondamentale assicurare che le auto autonome possano aiutare a migliorare la vita nelle comunità rurali. Non devono dunque rimanere un “gioco” a disposizione dei cittadini: “Vogliamo essere inclusivi e considerare come l’America rurale possa beneficiare di questa tecnologia” ha spiegato la ministra. C’è da scommettere che ad altre latitudini le considerazioni non sarebbero poi troppo diverse.

“Se vivete fra i milioni di chilometri delle strade statunitensi non pavimentate, mal segnalate e peggio illuminate, non siete fortunati – scrivono dal Mit – questo genere di tracciati sono spesso complicati da mappare, anche perché raccolgono meno traffico, tanto che le compagnie non hanno finanziato lo sviluppo di mappature tridimensionale nel prossimo futuro. Dal deserto del Mojave in California alle White Mountains nel Vermont, ci sono pezzi di America per i quali le auto autonome non sono pronte”. Lo scopo di MapLite è esattamente questo: inventare un modo per mandarcele. Senza rischiare.

Ma perché non ci ha pensato prima qualcun altro? “La ragione per cui questo tipo di approccio senza mappe non è stato testato in precedenza per davvero è legato al fatto che è di solito più difficile ottenere la stessa accuratezza e affidabilità delle mappe dettagliate – ha spiegato Teddy Ort, principale autore del paper presentato all’International Conference on Robotics and Automation di Brisbane, in Australia, in cui si illustrano i risultati del Mit – un sistema come questo può muoversi solo grazie ai sensori di cui è dotato il veicolo e dimostra la capacità delle driverless car di spingersi anche oltre il piccolo numero di strade mappate dalle società tecnologiche”. Quelle che, da Google a Uber passando per Tesla, scommettono ormai da anni sullo sviluppo delle auto senza guidatore per il prossimo decennio. Anche se, a ben vedere, moltissime soluzioni di aiuto ai conducenti, in grado di rendere la macchina più empatica e sicura e in qualche misura già autonoma, sono già di serie sui modelli di punta fra cui l’A8 di Audi.

Semmai, la domanda da porsi rispetto al senso di auto autonome che riescano a fare a meno perfino di una mappatura tridimensionale dettagliata sta nel loro reale impiego: molti dei costruttori puntano sull’auto autonoma per usi urbani o extraurbani ma su strade perfettamente tracciate (e anzi, su autostrade 2.0) oppure per automatizzare una serie di servizi come taxi, ncc o trasporti pubblici. Dunque la chiave effettiva di una diffusione di queste tecnologie anche per strade secondarie, poco frequentate e sconosciute ai database starà per esempio in una drastica diminuzione dei tassi d’incidente che rendano di serie queste soluzioni, oltre a quelle pensate per le metropoli.