di Giulia Zanesi

“Gli atleti dovrebbero essere tutti dotati di un microchip antidoping”, queste le parole di Mike Miller, direttore generale della World Olympians Association di Londra, presidente dell’associazione agenti di calcio ed ex direttore esecutivo della International World Rugby. “Lo sport va protetto, salvaguardato e occorre praticarlo in modo pulito”.

L’introduzione di questa tecnologia è caratterizzata da un microchip in grado di tracciare il movimento delle persone e rilevare eventuali farmaci che agiscono sul miglioramento delle prestazioni di ogni singolo atleta, oltre a un maggior controllo sulla persona, poiché lo sport rappresenta anche integrità e cura verso sé stessi.

Mike Miller è a capo di un’organizzazione che rappresenta più di 100.000 ex atleti olimpici e dichiara di essere contrario all’uso di sostanze tossiche per l’organismo, di droghe e soprattutto contro le truffe. Per queste ragioni, l’uso della tecnologia secondo lui riveste un ruolo molto importante.

Molte persone si sono sentite invase nella loro privacy, ma non è così, perché secondo Miller chi aderisce a questa associazione entra in un vero e proprio club con delle regole precise, ed è libero di non aderire se non vuole rispettarne i valori. Questa tecnologia non è ancora presente al WOA, ma sta arrivando; lo stesso Amministratore Delegato della UK Anti-doping, Nicole Sapstead, scettico di fronte alla proposta di Miller, si è dimostrato pronto ad accogliere tutti gli sviluppi ottenuti dalla lotta contro il doping.

Emergono alcune perplessità per quanto riguarda la possibilità che il microchip possa essere manomesso, o addirittura che possa controllare tutte le sostanze, ma è molto importante contribuire a diffondere e incoraggiare la ricerca di nuove tecnologie antidoping per superare tutte quelle situazioni legate al bullismo e non solo, spesso esercitate sugli atleti più giovani.

Parliamo di tutela del proprio benessere più che di anti-doping. Negli ultimi dodici mesi siamo a quota diciassette casi rilevati, in particolar modo nell’utilizzo di droghe ricreative.