di Valerio Millefoglie

“Il futuro del fashion?”, si domanda la stilista Carolina Herrera. “È una buona domanda, a cui è davvero difficile dare risposta. Perché il fashion evolve continuamente. Cambia sempre. Non dura, ma non si ferma mai. Va sempre avanti”. All’inizio degli anni Ottanta Herrera ha frequentato il FIT di New York, il Fashion Institute of Techonology, fra le più importanti scuole di arte e design al mondo, e che ogni anno tenta di dare una risposta a questa domanda con una sfilata di abiti pensati dagli studenti. Future of Fashion Runway Show infatti è un evento primaverile che dà spazio proprio alle menti di chi il futuro lo vivrà e lo scriverà. L’invito della sfilata è un lavoro di cartotecnica e di digital: due cartoncini che, sfilati, compongono e decompongono l’acronimo FOT, e al suo interno un badge che, inquadrato con lo smarthpone, dà inizio a un video-invito della serata.

Tutto ciò sembra cominciare a dare una direzione a ciò che sarà il domani di questo campo: crafts, manualità, ma anche tecnologia. Le cinque categorie della serata hanno compreso: Children’s Wear, Intimate Apparel, Knitwear, Special Occasion, Sportswear. Uno spettacolo di maglie ricamate a mano, abiti con bordi, anche questi, realizzati a mano, piume e lingerie d’epoca, t-shirt per indossare slogan come “Non puoi amare gli animali e mangiarli”, un completo di maglia e pantaloni in avorio, una tuta bianca in nylon con dettagli a trapunta e LED programmabili. "È bello vedere i giovani interpretare ciò che pensano sia nuovo, fresco e diverso - ha detto un laureato FIT - anche se non si può amare ogni singola cosa, tutto è espressione di creatività. Non sai dove li porterà il loro viaggio”.

Guardando i volti degli studenti e sentendo le loro storie riaffiorano le loro radici, l’incipit della propria passione; e si intravede il futuro che hanno in mente. “Sono nata in un piccolo villaggio del Mar Mediterraneo - ha detto Lorena Ferri, che ha partecipato alla sfilata nella categoria Children’s Wear - Dopo le superiori ho iniziato a lavorare come assistente di volo per dare libero sfogo alle mie due passioni: la moda e il viaggio. L’abbigliamento per bambini è un microcosmo, un piccolo satellite che circonda il pianeta della moda con un ritmo tutto suo, svincolato dalla moda adulta”. Qiara Bouldin che ha invece partecipato alla sfilata per la sezione Intimate Apparel, ha detto: “Ho scelto l’abbigliamento intimo proprio a partire dal nome: è intimo. Il sentirsi bene con se stessi inizia proprio dal primo indumento che indossi, e di solito è un indumento intimo”. Ajeé Buggam, categoria Knitewear, ha raccontato: “Da piccola volevo fare la scrittrice. Mi sono innamorata del mondo dell’arte a tredici anni. Esplorando le diverse forme d’arte mi sono imbattuta nelle figure di arte umana e ho scoperto che sono, come dire, la mia tela preferita. Così ho deciso di vestirle”. Il fashion evolve continuamente, come le vite delle persone.