di Valerio Millefoglie

In un racconto letto a inizio anni 2000, in una rivista letteraria italiana, la protagonista diceva una cosa molto semplice, e forse per questo anche molto forte: “Il segreto per non perdere soldi è quello di non dividere mai una banconota da cinquantamila lire. Una volta divisa quella, non hai più nulla”. E andava avanti poi a raccontare il modo in cui i soldi, in tagli di banconote più piccole e monete, si disperdevano velocemente impoverendo il portafogli. C’era ancora la lira e quell’immagine, così semplice e basica, ancora oggi mi torna in mente. I soldi dividono non solo le persone ma anche i soldi stessi.

Quella dei minatori e quella dei puristi sono le due fazioni che a fine giugno sono state divise dai bitcoin. I minatori sono chiamati in gergo così perché setacciano le cripto-miniere di bitcoin per certificare le transazioni attraverso le Blockchain. Per guadagnare di più, e per stare al passo del successo della criptovaluta, hanno proposto Bitcoin Cash: un nuovo sistema capace di aumentare il numero di transazioni, gestendole in modo più veloce e diventando così competitor di PayPal e Visa. Qualcuno li ha definiti i 'bad actors'. I buoni invece sarebbero i puristi, quelli che hanno risposto di voler rimanere nelle regole precedentemente auto-impostasi, ovvero blocchi di transazioni inferiori a un megabyte, il che significa circa cinque transazioni al secondo. La loro motivazione è la seguente: aumentare la quantità di dati inclusi in ogni blocco di transazioni renderebbe più difficile per i singoli utenti elaborare i blocchi e faciliterebbe un numero limitato di aziende, che prenderebbe così il controllo della rete di bitcoin. “Così facendo si distrugge l’etica del Bitcoin, che è open-source, in cui nessuno ti dice cosa fare”, ha dichiarato Samson Mow di Blockstream, società che impiega alcuni dei più importanti 'minatori'. Lo scenario si è dunque presentato con un probabile futuro di due monete virtuali, entrambe sotto il nome di bitcoin e in competizione. A fine luglio i soldi hanno unito le due fazioni grazie a un compromesso denominato SegWit2x: questo programma obbliga a mantenere l’80% delle transazioni in bitcoin sulla blockchain, quindi tracciabili, accordando però un aumento di 2 megabyte alla capacità dei blocchi.

Il romanzo La guerra dei bottoni di Louis Pergaud si conclude con queste parole: “Allegra e soddisfatta, la banda se ne tornò lentamente in paese, facendo mille progetti, e pronta a ogni furto domestico, a ogni più rude lavoro, a ogni più totale sacrificio. Avrebbero tradotto in pratica il loro desiderio: da questo atto, fatto da loro e per loro, nasceva la loro personalità. Così avrebbero avuto una casa, un palazzo, una fortezza, un tempio, un pantheon, ove sarebbero stati padroni, ove genitori, maestro e curato (i grandi ostacolatori di ogni bel progetto) non avrebbero ficcato il naso”.