di Dario De Marco

Qualche settimana fa, c'è stata nel piccolo mondo della letteratura italiana l'ennesima polemica, ipocrita stavolta, oltre che inutile come sempre. Il Presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha ammesso di non avere molto tempo per leggere, e quindi di non leggere affatto. Apriti cielo: grida scandalizzate, sul genere “se non lo dà lui il buon esempio” (come se poi i politici fossero ancora di esempio per qualcuno), e simili. Dall'altro canto, una schiera di cinici che l'hanno applaudito: meglio dire le cose come stanno che fare finta, viva la sincerità, e abbasso la dittatura degli intellettuali (come se poi gli intellettuali contassero ancora qualche cosa). Ora, è chiaro che il problema non è ammettere o meno che non si apre un libro da anni; né avere o meno bisogno di difendere questo comportamento dal giudizio dei benpensanti. Il problema sarebbe piuttosto, per chi avesse voglia di capirlo, che in un mondo iperspecializzato e ipercompetitivo come il nostro – dove il politico parla solo con politici e di politica, l'ingegnere informatico solo con ingegneri e di informatica, e così via – a volte la differenza la fa non l'approfondire ancora di più la propria competenza, ma saper fare un salto laterale, invadere un altro campo per un po', distrarsi, fare una passeggiata, leggere un libro.

E non è sempre per provincialismo e filoamericanismo che si guarda agli Usa: lo sappiamo benissimo che per ogni Obama che legge decine di libri all'anno (spaziando con competenza tra saggi e narrativa, e bilanciandosi tra ultime uscite e classici), ci sono centinaia di George W. Bush che dichiarano come libro preferito la Bibbia, probabilmente perché è l'unico di cui hanno sentito parlare. Ma se prendiamo i santoni dell'innovazione tecnologica, cioè quelli che per natura e mestiere, oltre che per età, dovrebbero considerare i libri un affare da dinosauri, vediamo che invece non è così: Jeff Bezos di Amazon (che i libri li vende) dichiara che ci sono stati volumi che lo hanno aiutato a diventare miliardario; il fondatore di Tesla Elon Musk è un vorace lettore e attribuisce ai libri il merito della propria competenza multidisciplinare; Warren Buffett legge molte ore al giorno; e in generale, una inchiesta effettuata su 233 milionari self made, cioè non aristocratici ricchi di famiglia, ha rivelato che la maggior parte di loro si obbliga a leggere almeno 30 minuti al giorno.

E Mark Zuckerberg trova la lettura “intellettualmente appagante”, come ha scritto, ovviamente su Facebook. Il fondatore del più noto social network legge saggi di genetica come di storia. Ma due libri sull'innovazione lo hanno particolarmente ispirato. Il primo è Creativity, Inc., scritto dal presidente di Pixar Edwin Catmull e dalla scrittrice Alice Wallace. La Pixar è l'esempio più sorprendente negli ultimi anni del fatto che la creatività si serve della tecnologia ma la trascende: il libro entra nel dettaglio di come si stimoli l'innovazione quotidianamente. Catmull racconta che i dipendenti sono continuamente invitati a condividere le idee che hanno, a farlo spesso e nelle fasi iniziali, “senza aspettare che siano perfette”. E una cosa simile Zuckerberg l'ha fatta scrivere su Facebook: no, non sulla sua bacheca virtuale, ma proprio sui muri del quartier generale di Menlo Park. “Better done than perfect”, che poi sarebbe un po' il nostro “il meglio è nemico del bene”.

L'altro libro è The idea factory, in cui il giornalista Jon Gertner segue la storia dei Bell Labs, fondati dall'inventore Bell e posseduti per anni dalla AT&T, prima di passare sotto la Nokia. Dalla fucina dei Bell Labs è uscito più di un ricercatore premiato con il Nobel, per il lavoro fatto in quell'azienda. La cosa che ha entusiasmato Zuckerberg in questa storia – iniziata con la prima rete telefonica transcontinetale che stabilì una connessione tra New York e San Francisco – è capire “quello che causa innovazione: che tipo di persone, che domande, che ambiente”. Per trarre ispirazione, ovviamente: senza dimenticare che alla base della tecnologia c'è spesso un buon vecchio libro.