di Dario De Marco

Gli alieni non impressionano più nessuno ormai, almeno dai tempi del tenero pupazzo E.T. Anche il genere horror mostra la corda, nell'immaginario collettivo. Il fantastico invece vola come non mai, e si porta dietro il fantasy: dai libri al cinema per finire con le serie tv. Negli ultimi anni, proprio nell'ambito di questo genere che potremmo definire 'letteratura fantastica' (se non fosse un nome talmente ampio da ricomprendere quasi tutto), è nata in America una innovativa corrente che si è auto-definita New Weird, nuovo strano: mescola stilemi dei vari generi, servendosi dell'inquietante, del soprannaturale, del fantascientifico, ma senza mai far capire bene in che ambito ci si trova; ed è questo a renderla così strana e affascinante. Il suo esponente di punta è senz'altro Jeff VanderMeer, che l'anno scorso ha sbancato con la Trilogia dell'Area X (uscita in Italia nientemeno che per Einaudi). Per capirne un po' di più, ne abbiamo parlato con Gianluca Didino, giovane critico culturale (nonché cervello in fuga: fa il bibliotecario a Londra) e grande esperto di fiction a cavallo tra i generi, come dimostrano i suoi lavori: una monografia sulla vincitrice del Pulitzer Jennifer Egan, ma soprattutto molteplici interventi sempre lucidi e approfonditi sulle migliori riviste italiane, a proposito di cose tra il possibile e l'impossibile.

 

New Weird: come lo definiamo, di cosa si tratta? Una corrente a metà tra horror, science fiction e fantastico? Si può definire davvero un genere innovativo? E soprattutto, esiste veramente o è un'invenzione di VanDerMeer per darsi un tono?

Sicuramente c'è una sensibilità che accomuna gli autori che associamo all'etichetta di New Weird, penso ai soliti VanderMeer, o a China Mieville, o a uno scrittore bravissimo che è stato riscoperto solo di recente come Mervyn Peake. Dire se si tratti di un genere compatto è difficile, perché una delle caratteristiche della contemporaneità è proprio quella di ibridare i generi e remixare influenze molto diverse tra loro. È un po' come chiedere di definire sistematicamente la vaporwave, il post-horror o il revival del Southern Gothic: sappiamo cosa sono, conosciamo la loro influenza sul nostro immaginario ma quando proviamo a dargli lo status di genere vero e proprio ci troviamo in difficoltà. Tra l'altro questa ibridazione è ancora più evidente nel campo della Speculative Fiction, che per natura non si pone limiti all'immaginabile e quindi tende a inglobare tendenze 'altre'. Certamente la weirdness, la 'stranezza' (peccato non avere una parola migliore in italiano) è una dimensione importante del presente: non è un caso che Mark Fisher abbia dedicato allo strano e all'inquietante il suo ultimo libro, The Weird and the Eerie. Lo stesso mondo reale ultimamente si è dimostrato abbastanza weird, pensa a Donald Trump. Qualche tempo fa Jill Lepore scriveva sul New Yorker che viviamo nei tempi d'oro della distopia. Credo che questo sia vero, ma il discorso potrebbe essere allargato dicendo che viviamo in tempi d'oro per la Speculative Fiction. Ecco, il New Weird e' una manifestazione di questo rinascimento dello strano.

 

Qual è il rapporto di questo genere con la tecnologia in generale, e in particolare con la fantascienza classica, quella futuristica, tutta alieni e astronavi?

Fisher definisce weird la compresenza di due cose che non appartengono allo stesso mondo. Ad esempio l'Area X è molto weird perché ci sono delfini che sono anche uomini, un paesaggio che è vivo eccetera. Se prendiamo per buona questa definizione dobbiamo dire che da un lato la Weird Fiction non esclude la fantascienza futuristica classica, ma dall'altro non la implica necessariamente: è un 'genere' molto trasversale rispetto ai generi classici più formalizzati. Anzi potremmo addirittura dire che l'effetto di weirdness si innesca solo quando il lettore o lo spettatore non sa cosa aspettarsi. Pensa ad esempio a cosa succedeva in Edward mani di forbice, un film molto rappresentativo di un immaginario post-punk e gothic anni '90: Edward era weird perché non c'era nessuna buona ragione per cui dovesse avere delle forbici al posto delle mani. La possibilità di dare una spiegazione disinnesca molto l'effetto di weirdness, che è piuttosto un'evoluzione contemporanea del perturbante freudiano e quindi una cosa che trae la sua potenza dal non poter essere spiegata fino in fondo. C'è tanta fantascienza weird, ma direi che difficilmente ci può essere molta fantascienza hard (quella iper-tecnologica, concentrata sulla spiegazione tecnico-scientifica del mondo che costruisce) che mantiene un carattere forte di weirdness.

 

In Italia come siamo messi? Ce ne accorgeremo tra vent'anni, come al solito? O già sorgono epigoni?

Forse non sono la persona migliore a cui fare questa domanda perché non sono molto a contatto con la nuova fantascienza italiana, posto che ce ne sia una. Però una cosa che mi sento di dire è che, da un lato, l'Italia ha una lunga tradizione di letteratura fantastica che ingloba elementi di weirdness e che va dagli scapigliati a Italo Calvino passando per Alberto Savinio e Dino Buzzati. E dall'altro negli ultimi anni abbiamo visto emergere una nuova letteratura giovane che sperimenta sui temi del fantastico e dell'horror con risultati che a volte si avvicinano alla weirdness: penso a scrittori come Luciano Funetta o Omar Di Monopoli, per fare l'esempio di due success stories. Qui il collegamento è fin troppo diretto, ma mi viene subito da pensare a un interessante articolo scritto da Alcide Pierantozzi su Rivista Studio qualche tempo fa a proposito di quella che ha definito New Italian Weirdness. Oppure a un importante articolo di Vanni Santoni pubblicato sul Prismo (una rivsta che ha raccolto intorno a se' molte energie creative votate allo strano, al futuristico e al non conforme) intitolato 'Nuova Strana Europa'. Ricordo en passant, per il lettore non molto avvezzo a questo ambiente, che Santoni e' anche il direttore editoriale della narrativa di Tunuè, una delle case editrici che negli ultimi anni si sono dimostrate piu' attive nella promozione di questa nuova letteratura 'strana'. Questi scrittori sicuramente non fanno fantascienza, e solo alcuni, e solo in parte, scrivono libri horror, e tuttavia credo siano la cosa più simile a una scena New Weird che abbiamo in Italia.


Qualche consiglio di lettura?

VanderMeer va sempre consiglaito, sia la Trilogia dell'Area X che il nuovo Bourne che credo uscirà in Italia all'inizio del 2018 per Einaudi. Lo stesso vale per China Mieville, naturalmente, e anche Mervyn Peake, così concludiamo tutti i nomi classici che ho già citato sopra. Per quel che mi riguarda Michel Faber è uno scrittore molto piu' weird di quanto si tenda generalmente a credere: non penso solo ad Under the skin, ma anche al più recente Il libro delle cose nuove e strane, che ha qualche affinità con Mieville ma nella maniera delicata e profondamente 'aliena' di Faber. Un consiglio di lettura fondamentale non riguarda la narrativa ma la saggistica: Timothy Morton è un filosofo molto attento ai temi della weirdness in chiave ecologista, e infatti si trova in rete una sua bella chiacchierata con VanderMeer sulla LA Review of Books. Quello di Fisher, l'ho già detto, è un libro importante per capire la weirdness oggi. Poi un libro che ho letto recentemente: Shadowbahn di Steve Erikson (purtroppo non tradotto in italiano), che è una specie di romanzo iper-weird sulla fine del secolo americano , anche se qui stiamo già sconfinando in un genere un po' diverso. Insomma, dipende sempre cosa cerchi: se quando senti la parola New Weird ti aspetti funghi dotati di coscienza allora il campo del citabile è molto ristretto. Se invece allarghiamo il campo alla Weird Fiction più in generale la lista è molto lunga. Come avrai capito io penso che la seconda opzione sia decisamente più produttiva.