di Caterina Filippini

La scrittrice sudafricana Henrietta Rose-Innes, vincitrice del Caine prize for African writing, nel suo nuovo romanzo Nineveh racconta di come l’ecosistema, abbandonato e respinto dal genere umano, minacci di presentare il conto scombussolando la stabile fragilità dell’uomo e dei suoi edifici: una formidabile metafora della nostra contemporaneità globale.

In una cittadina in Sud Africa, Nineveh, sono appena terminati i lavori per la costruzione di un complesso di super lusso: a pochi giorni dall’inaugurazione, a causa di una misteriosa invasione di insetti, tutta la struttura deve essere abbandonata per poter procedere con la disinfestazione. La bonifica viene affidata a un ethical pest removal specialist, nella figura di Katya Grubbs, la protagonista del libro.

La descrizione di come questi insetti prendano possesso dell’intera struttura, insinuandosi, vivendo e contorcendosi nei meandri più reconditi, nel sottosuolo, sino a sfiorare la superficie del pavimento e dei muri, crea nel romanzo delle situazioni e dei toni tipicamente ballardiani.

Katya capisce sin da subito che la presenza non è solo negli edifici. E’ continuamente accompagnata da un'orchestra di rumori, scricchiolii e smottamenti, suoni che sono messaggeri di una distruzione imminente.

Il romanzo, scritto magistralmente, è un enorme metafora delle metropoli contemporanee, che hanno scelto, a scapito dell’ecosistema, la costruzione di città 'perfette', sottoponendo le altre specie a un genocidio. E auto-candidandosi al ruolo di vittime dell’inevitabile ribellione della natura.