Altro che ritardatari. Se si parla di startup del deep-tech, le tecnologie come machine learning e Big Data, l'Europa riesce a competere con i ritmi di Stati Uniti e Asia: tra 2015 e 2016 i fondi venture capital hanno investito sul settore un totale di 2,3 miliardi di dollari, contro gli 1,7 miliardi messi a segno nell'intero quadriennio precedente (2011-2014). Un balzo che si riflette nella crescita generale degli investimenti in tecnologie, cresciuti fino a 13,6 miliardi di dollari sempre nel 2016. Sono i dati forniti dal fondo di venture capital londinese Atomico, interessato a ribadire la centralità del Vecchio Continente nelle grandi operazioni di acquisizione e fusione tra le startup dell'intelligenza artificiale. Il limite europeo? La coesione: mentre gli Stati Uniti riescono a concentrare le forze in hub come la Silicon Valley e New York, l'Europa disperde talenti (e capitali) tra singole piazze cittadine come Londra, Berlino o le crescenti Parigi e Monaco. Con il risultato di rendere le “nostre” startup appetibili per i grandi gruppi degli Stati Uniti. Google e Facebook, per citarne un paio, hanno acquisito dal 2011 ad oggi decine di imprese. La sfida è riportare indietro le tecnologie (e i profitti).