di Caterina Vasaturo

Combattere la sterilità con l’arma della bioingegneria. È il nuovo traguardo raggiunto dalla Northwestern University nella battaglia contro l’infertilità. Una conquista ottenuta grazie alla stampa tridimensionale e, paradossalmente, a un animale dalla straordinaria capacità riproduttiva. Sette sono, infatti, i topi-cavia del futuristico laboratorio di Chicago, di cui si parla nella rivista Nature Communications. Alle femmine dei roditori, private chirurgicamente delle ovaie, sono state impiantate delle bioprotesi all’avanguardia, stampate con un inchiostro speciale: la “colla” biologica, una sorta di gelatina composta da idrogel, un materiale a base di acqua e collagene. In soli sette giorni i primi risultati dell’esperimento: le ovaie stampate in 3D hanno straordinariamente riprodotto ormoni e sostanze utili alla procreazione, consentendo a ben tre esemplari di dare alla luce cuccioli perfettamente sani. Le strutture sintetiche sono realizzate, strato dopo strato, con un materiale che è al contempo resistente, rigido, morbido e poroso, per potersi integrare agevolmente ai tessuti naturali. La stampante 3D ricostruisce perfettamente le ghiandole ovariche con un’impalcatura costellata di pori, nella quale s’inseriscono le cellule uovo immature e i follicoli, pronti a proteggerle. Le dimensioni e le posizioni dei fori nelle strutture, accuratamente controllate per contenere dozzine di follicoli, consentono ai vasi sanguigni di connettersi agli impianti, proprio come avviene nella normale ovulazione.

Una scoperta rivoluzionaria, che fa nutrire grandi speranze anche per le giovani donne i cui sistemi riproduttivi sono stati danneggiati dai trattamenti contro il cancro infantile. “La chemioterapia può distruggere le ghiandole ovariche, generando l’infertilità o una menopausa precoce”, spiegano Teresa Woodruff e Monica Laronda, coordinatrici dell’esperimento. “L’obiettivo del progetto è riuscire a ripristinare la salute endocrina delle giovanissime pazienti affette da tumore”. Non è chiaro se lo stesso approccio funzionerà nelle donne, perché i follicoli umani sono molto più grandi e crescono rapidamente. Un paragone forse troppo azzardato vede la tecnologia della stampa tridimensionale come un moderno dottor Frankenstein. Ciò che, però, differenzia i due 'creatori' è senza dubbio la qualità dei risultati.