di Federica Tattoli

 

Tutti noi avremo visto almeno una puntata di CSI, o della meno fortunata serie italiana RIS, in cui la cosiddetta Polizia Scientifica utilizza i più disparati e futuribili metodi per analizzare le scene del crimine e far luce sugli eventi delittuosi e trovare il colpevole.

A Sheffield, precisamente alla Sheffield Hallam University, un pool di scienziati è riuscito ad innovare e implementare il metodo di rilevamento delle impronte digitali sulle scene del crimine.

L’identificazione delle persone è sempre stata un elemento centrale della lotta alla criminalità. Con la dattiloscopia, ovvero l’identificazione per mezzo delle impronte digitali, è stato scoperto e sviluppato il primo strumento veramente efficace in tal senso. La dattiloscopia fonda sull’unicità e sull’immutabilità dei dermatoglifi formati dalle creste papillari sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi. Il confronto delle impronte digitali di persone che non forniscono informazioni in merito alla loro identità con le centinaia di migliaia di impronte registrate nelle banche dati, consente di risalire in modo rapido e affidabile alla loro identità.

Su tutti gli oggetti che tocchiamo, le nostre dita e mani lasciano delle impronte come se fossero dei timbri. Il sudore e le altre secrezioni che fuoriescono dai pori della pelle fungono come una sorta di inchiostro per le impronte. Ricorrendo a particolari metodi di rilevamento è possibile accertare, se una persona i cui dati segnaletici sono stati registrati ai fini dell’identificazione, ha lasciato le sue tracce sul luogo di un reato. A seconda del luogo in cui è stata rinvenuta, un’impronta digitale può contribuire a incolpare o a scagionare una persona, come dimostra l’esempio del primo omicidio del mondo occidentale risolto grazie a un’impronta digitale.

Questa è la procedura standard che da un centinaio di anni ad oggi è stata portata avanti dalle sezioni forensi della Polizia di tutto il mondo, ora però grazie ad uno studio finanziato grazie ai fondi che l’Using Home Office's Innovation Fund ha assegnato alla polizia del West Yorkshire, l’Università di Sheffield ha codificato un nuovo metodo per cui non è solo l’impronta ad essere rilevata ma anche tutti i fluidi che essa porta con sé, tracce di droghe, sangue, capelli, prodotti per la pulizia e lubrificanti dei condom e altre sostanze. Questo consente con un unico gesto di avere accesso ad un gran numero di informazioni che rendono la ricerca del colpevole e della verità dei fatti molto più veloce e puntuale. La Dottoressa Simona Francese, capo progetto ha dichiarato: "Vorrei vedere questa tecnologia in casi di alto profilo, come l'omicidio o lo stupro, è molto sofisticata ed è costosa ma vale la pena. Quando pensi a quello che è un'impronta digitale… non è altro che sudore e il sudore è una matrice biologica. Contiene molecole presenti all'interno del tuo corpo, ma anche molecole che hanno appena contaminato le tue dita, quindi la quantità di informazioni che potenzialmente riceve è enorme". Il direttore regionale di servizi di identificazione della polizia del West Yorkshire, Neil Denison, ha dichiarato: “Questa ricerca presenta un'occasione emozionante per migliorare la capacità del semplice rilievo delle impronte digitali portandola oltre alla semplice identificazione e aiutarci a profilare lo stile di vita di chi ha commesso il reato.”

Le investigazioni futuribili che abbiamo imparato a conoscere con le serie tv nono sono poi così lontane dalla realtà.